Multato in bici sul
lungolago: primo
ricorso contro il divieto

Valentino Rodolfi 13.06.2018

Sono 28 euro se pagati entro 5 giorni, poi diventano 41. Ma al conto si possono aggiungere le spese legali, se si decide di contestare la contravvenzione davanti al prefetto. E così farà Aurelio Giacomelli, uno dei primi, forse il primo ciclista multato a Salò per aver percorso il lungolago in bicicletta. Cosa vietata ai non residenti da un’ordinanza di maggio. LA POLIZIA LOCALE lo ha fermato giovedì scorso: «Erano le 15.32 e di passanti non ce n’erano, il lungolago era praticamente deserto - riferisce Giacomelli -. Di sicuro non costituivo un pericolo per l’incolumità dei pedoni, come aveva argomentato il sindaco nei giorni precedenti per motivare l’ordinanza». Ordinanza dirigenziale (la 69 del 2018) che, lo ricordiamo permette solo ai residenti e ai clienti degli hotel di passare in bicicletta sul lungolago Zanardelli e dintorni. E Giacomelli, pur essendo nato a Salò, è residente a Milano. Off limits per lui, dunque, l’intero lungolago, piazza Vittoria, le vie Cavour con la piazza, San Carlo, Butturini, Teatro vecchio e Napoleone, piazza Zanardelli e piazza Zanelli, la salita Santa Giustina, i vicoli che intersecano le vie elencate, via e piazza Duomo. Uniche deroghe: i residenti appunto e i turisti ospiti in strutture ricettive poste all’interno dell’area proibita. Ma Giacomelli contesta sia il merito sia la legittimità dell’ordinanza: «Trovo che sia una cosa senza senso. Ma ho anche chiesto al Comune i documenti per preparare ricorso alla Prefettura, affinchè valuti non solo il mio caso, ma l’ordinanza stessa». SCRIVE INFATTI Giacomelli al giornale che la norma comunale non parrebbe compatibile con la legge regionale sulla viabilità ciclabile: «In riferimento al verbale di contestazione redatto in data 7 giugno 2018 per conduzione velocipede sul tratto del lungolago Zanardelli, segnalo di aver fatto verbalizzare alla Polizia locale che percorrevo il tratto di pista ciclabile del Piano ciclabile di interesse regionale denominato “Pcir 02 tratto C Pedemontana Alpina», e che mi opponevo in riferimento alla Legge regionale n°7 del 30 aprile 2009 (interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica) e al Decreto Legge n°2 del 11 gennaio 2018 (disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica)». Raccolta la documentazione partirà il ricorso. Interessante seguirne gli sviluppi. •