La chiesa del patto col diavolo
ora rischia di finire in vendita

San Sivino a Manerba: l’antichissima chiesa del settimo secolo potrebbe finire sul mercato
San Sivino a Manerba: l’antichissima chiesa del settimo secolo potrebbe finire sul mercato
Alessandro Gatta05.11.2017

Un colpo di scena che forse farebbe saltare sulla sedia anche Satana in persona, protagonista del leggendario «patto» con il mugnaio Marco che proprio in San Sivino fu firmato, secondo la leggenda, tanti secoli fa: la Diocesi di Verona sarebbe infatti disposta a vendere l’ultramillenaria chiesa, tra le più antiche di Manerba (e di tutto il Garda: ha più di 1300 anni) e nota al grande pubblico anche per il «patto col diavolo» - in cambio di un buon raccolto -, patto di cui porterebbe ancora i segni (un piede e una mano sulle mura: la mano del diavolo, vuole la leggenda).

VENDERE LA CHIESA «non è il primo obiettivo», spiega il vicario economo Gino Zampieri, ma una trattativa sarebbe già in corso, come conferma l’avvocato Guido Facciolo, legale che da anni segue il contenzioso che vede contrapposti da una parte la parrocchia di Manerba con la Diocesi di Verona e dall’altra i proprietari del terreno su cui la chiesa si trova. In ballo c’è una questione di proprietà, rivendicata da entrambi.

«La parrocchia potrebbe pensare di vendere San Sivino - precisa Facciolo - ma solo nel caso in cui venga garantito il pacifico utilizzo della chiesa da parte della comunità, sempre e comunque».

Ma qual è la cifra per vendere una chiesa millenaria? Un milione, cinque milioni di euro? «Non abbiamo parlato di cifre - assicura Facciolo - e nessuno al momento ci fatto un’offerta. Ma un’idea ce la siamo fatta, partendo dalla refusione delle spese per la ristrutturazione, più di 200 mila euro, oltre a un valore da quantificare ma che sia adeguato al valore storico e affettivo dell’edificio».

Niente è ancora deciso: la prossima udienza sarà in dicembre, e se la chiesa dovesse rimanere della Diocesi, tra le ipotesi non manca un nuovo accesso «periferico» all’antico tempio, così da non disturbare i proprietari del fondo. In alternativa, si potrà tenere l’accesso originale ma con un sostanzioso risarcimento.

Sentir parlare di vendita ha però agitato parecchio le acque all’assemblea convocata l’altra sera: «Una parola che fa malissimo», ha detto Andrea Nonfarmale, ex assessore, tra i promotori del Comitato per salvare la chiesa. Se il problema sono i soldi, sono disposta a intervenire anche economicamente», ha affermato invece l’imprenditrice Maddalena Nocivelli.

«San Sivino è la nostra storia, cui non possiamo rinunciare - ha concluso il sindaco Isidoro Bertini -. Per questo ricordo alla Diocesi che non ci siamo mai tirati indietro, quando c’è stato bisogno di dare una mano».

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