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Dall’abisso spunta la barca della morte

Un fermo immagine del relitto, individuato sotto 72 metri d’acqua
Un fermo immagine del relitto, individuato sotto 72 metri d’acqua
L.SCA. 11.09.2018

È un relitto che racconta una storia, tragica e lontana, di uno dei più spaventosi naufragi avvenuti sul lago: tre morti affogati, si salvò solo un bimbo di 11 anni che riuscì, incredibilmente, a tornare a riva a nuoto. Sono stati ritrovati nel fine settimana dal Nucleo sommozzatori dei volontari del Garda, su un fondale a circa 72 metri di profondità al largo della costa tra Bardolino e Lazise i resti di una barca a vela affondata 42 anni fa. «Con tutta probabilità, viste le caratteristiche del natante e il luogo del ritrovamento, sono i resti di un naufragio finito in tragedia nell’estate del 1976», spiega Mauro Fusato, del Nucleo sommozzatori. Quel giorno un colpo di vento, o forse un’errata manovra, causarono il capovolgimento del natante con lo scafo in plastica sul quale si trovavano quattro turisti tedeschi: Wolfgang Shuster di 31 anni e il figlioletto Markus di 9, gli amici Peter Voldenauer di 11 e Franz Keller di 29 anni. Quel giorno il vento rafforzò improvvisamente sbalzando nell’acqua tutti gli occupanti. Mentre la barca si inabissava, solo il piccolo Peter ebbe la forza di nuotare per tre ore prima di raggiungere il lungolago di Lazise. Dopo una notte e un giorno di ricerche di numerosi volontari, venne recuperato solo il corpo senza vita dell’altro bambino, Markus, di 9 anni. Dell’imbarcazione fu ritrovato soltanto un remo. Dei due adulti che erano a bordo non si ebbe più nessuna traccia. Ora il ritrovamento dell’imbarcazione riporta alla memoria il ricordo ormai sbiadito di quella lontana tragedia e forse potrà finalmente dare una spiegazione a un mistero che il lago aveva nascosto per tanto tempo. •