A Brescia due
infortuni sul
lavoro ogni ora

Cinzia Reboni 12.02.2019

Due infortuni ogni ora, un morto ogni tre settimane. La macabra contabilità statistica mette i brividi perchè é simile a un bollettino di guerra. E in questi numeri drammatici si specchia l’emergenza sicurezza sui luoghi di lavoro della provincia di Brescia. Il 2018 è stato un anno «nero» sul fronte delle morti bianche ma anche degli infortuni, che hanno subìto una brusca impennata passando dai 15.739 del 2017 a 16.594, con una crescita del 5,4%, quasi il triplo rispetto alla media della Lombardia e un quintuplo se comparato all’incremento percentuale nazionale. I luoghi più pericolosi per gli addetti sono i cantieri (+21 infortuni mortali rispetto al 2017), le attività di servizi e manutenzioni conto terzi (+26), mentre in agricoltura il calo degli infortuni è stato di 10 unità, una flessione alimentata dai processi di ammodernamento delle attrezzature, ma anche da un drastico calo degli addetti. LE VITTIME sul lavoro sono state complessivamente 18 sul territorio provinciale, a cui vanno aggiunte altre cinque persone residenti nel Bresciano che hanno perso la vita fuori dai confini. Nella graduatoria nazionale siamo la sesta provincia per numero di tragedie, dopo Roma con 46, Milano e Torino con 33, Napoli con 32 e Genova con 20. Ma il resoconto delle tragedie sul lavoro dell’Inail non tiene conto delle cosiddette vittime in itinere. Undici quelle censite nel Bresciano, ma è solo la punta di un iceberg secondo dall’Osservatorio Indipendente di Bologna, che da dodici anni esplora la zona «grigia» delle morti bianche. Secondo le proiezioni dell’organismo felsineo, nel 2018 in provincia di Brescia il lavoro ha ucciso 29 volte, considerando appunto le persone decedute in incidenti avvenuti mentre raggiungevano o tornavano a casa da cantieri, fabbriche, negozi o uffici. «DISGRAZIE - sottolinea Carlo Soricelli, che è il responsabile dell’Osservatorio aperto il 1° gennaio 2008 in memoria dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino - che non rientrano nelle statistiche ufficiali perchè colpiscono individui non assicurati, come gli atipici o con la partita Iva che spesso nasconde rapporti di lavoro dipendente». Fra i morti «invisibili» anche quelli del sottobosco della manodopera in nero e pensionati deceduti in infortuni in aziende agricole di famiglia, «derubricati» in disgrazie domestiche. «Siamo di fronte ad una strage parallela che non risparmia Brescia, una provincia in prima linea nella prevenzione, ma che sembra aver fatto un preoccupante passo indietro», osserva Carlo Soricelli, che invoca un salto culturale nell’approccio alla piaga degli infortuni. «Non è solo una questione di rilevazioni statistiche, ma soprattutto di analisi sociale - argomenta Soricelli -. Il sempre più consistente tasso di precarietà e la crisi economica pesano sull’incidenza del fenomeno, ma vanno tenuti in considerazioni altri fattori su cui è necessario fare luce». A partire dalla destinazione dei fondi pubblici. «In tre anni in Italia sono stati investiti 900 milioni di euro in campagne di prevenzione e sicurezza sul lavoro, ma se questi sono i risultati è doveroso che la politica vada a controllare come sono stati spesi questi soldi. Il problema é che il 95% delle risorse viene investito dove non ce n’è bisogno, ovvero in aziende già strutturate sul piano della prevenzione e con basso tasso di rischio. Le piccole imprese che rappresentano il vero tessuto economico bresciano, e che occupano spesso manodopera straniera bisognosa di formazione mirata, vengono lasciate a se stesse. Ed é in questo contesto che si sta registrando l’escalation di infortuni». Eppure nel Bresciano i circa 9,8 milioni che dal 2010 sono stati investiti per frenare le morti bianche sembravano aver raffreddato l’emergenza. «Le morti sul lavoro non sono mai realmente calate, e i dati forniti in questi anni sono stati fuorvianti - incalza Soricelli -, considerato che la crisi ha ridimensionato la platea degli occupati e, di conseguenza, delle potenziali persone a rischio. Se si insinua negli imprenditori e negli stessi lavoratori l’errata convinzione di aver azzerato i fattori di rischio, fisiologicamente si allenta la presa sul fronte della sicurezza e della prevenzione. Se davvero si vuole contrastare in modo incisivo la strage sui luoghi di lavoro serve fare luce sulla zona grigia, su quelle 500 denunce in istruttoria all’Inail che attendono di essere certificate o meno come morti bianche». A Brescia, tanto per restare in tema, al 31 dicembre 2018 sono aperti 33 fascicoli. POI C’È IL NODO incidenti stradali sulla via dei luoghi di lavoro. «Coi morti sulle strade e in itinere, in Italia arriviamo a oltre 1.450 deceduti per infortuni. Mai stati così tanti da quando è aperto l’Osservatorio - afferma Soricelli -. Le categorie che non rientrano nelle statistiche ufficiali sono numerose: militari, poliziotti, vigili del fuoco, agenti di commercio, oltre ai lavoratori in nero e agli agricoltori che erano già in pensione». Secondo l’Osservatorio sono stati 210 i decessi provocati da macchine agricole, il 37% delle morti complessive Nell’edilizia si piangono 137 addetti, il 22% sul totale dei decessi. La terza categoria con più vittime è l’industria, con il 7,4% delle morti totali. Anche l’autotrasporto paga un durissimo tributo di sangue, con oltre il 6,5% dei decessi. •

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