Vitalizi: agli ex
deputati bresciani
un milione l’anno

Il voto alla Camera sulla costituzionalità per l’abolizione dei vitalizi
Il voto alla Camera sulla costituzionalità per l’abolizione dei vitalizi
Giuseppe Spatola11.08.2017

La scia di polemiche si ingrossa a poche settimane dal via libera della Camera a un provvedimento che, a politici di diverse estrazioni, sembra «controverso e dai profili incostituzionali». Al centro delle critiche sul taglio dei vitalizi c’è il rischio che deriva da far passare una legge retroattiva che potrebbe valere non solo per le pensioni dei parlamentari, ma per quelle di tutti i cittadini.

La legge approvata infatti prevede il ricalcolo con il sistema contributivo dei versamenti pregressi dei deputati. Nel bresciano il taglio interesserebbe oggi 25 ex parlamentari, tra onorevoli e senatori, che ogni mese costano 87.068 euro (un milione tondo all’anno). Un piccolo esercito che ogni mese percepisce l’assegno da Roma per i servigi resi da deputato. Scorrendo la tabella si leggono appartenenze trasversali e nomi della politica che oggi non c’è più: dal ministro democristiano Giovanni Prandini (5.403 euro per 30 anni di attività parlamentare) al compagno Aldo Rebecchi (4.729 euro per 20 anni di contribuzione) passando per «l’alpino lumbard» Elidio De Paoli (3.829 euro) e Francesco Ferrari (4.212). Tutti ex deputati legittimati dalla legge a percepire il vitalizio senza scandali o rivolte populiste. Almeno fino a quando l’attuale parlamento non deciderà diversamente. Ma il nodo vitalizi spacca al loro interno i partiti e i tradizionali schieramenti. Forza Italia ha insistito nei giorni scorsi sull’incostituzionalità della legge. Così come molti deputati sottolineano che il ricalcolo potrebbe creare un precedente per venti milioni di italiani, una «legge truffa» che «ammazza» la Costituzione. Ma a favore della proposta Richetti hanno votato alcune deputate Fi, in dissenso dal gruppo.

RILIEVI SI REGISTRANO non soltanto nel centrodestra, ma anche all’interno del Pd. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando non ha usato mezzi termini: «Non è una vittoria, ma una concessione demagogica al senso comune». Parole opposte a quelle usate poche ore prima dal relatore Matteo Richetti, secondo cui non si tratta di «una battaglia populista contro la casta». Alcuni Dem avrebbero preferito altri interventi, come l’introduzione di un tetto massimo alle pensioni dei parlamentari e agli stipendi. Alla fine soltanto Lega e M5S hanno gioito senza ripensamenti. «Abbiamo votato convintamente a favore della Legge Richetti che abolisce l’ignobile privilegio dei vitalizi agli ex parlamentari - hanno spiegato dall’opposizione -. Ci rammarica che, ad eccezione delle coraggiose Mariastella Gelmini e della Santanchè, Forza Italia non abbia partecipato al voto». Oltre le polemiche però ci sono le scadenze e i numeri. Al Senato saranno favorevoli solo i gruppi del Pd, M5S e Lega. Gli altri alla Camera hanno già votato contro o si sono astenuti. Anche Ala voterà contro. Molto dipenderà da cosa decideranno di fare Articolo1-Mdp e Forza Italia, che a Montecitorio hanno deciso di astenersi e di non partecipare al voto. L’ultima parola a Palazzo Madama dove la legge potrebbe non passare i marosi politici. Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

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