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Villaggio Sereno, notte di terrore

Paola Buizza 14.10.2018

Armati, precisi e sicuri. Tanto da non oscurare le telecamere della banca e da minacciare un ragazzo che ha fatto capolino nel bel mezzo del colpo. Quel che è accaduto ieri notte all'una e mezza al Villaggio Sereno è una scena impressa nelle menti dei residenti e nelle riprese di videosorveglianza. Sette minuti per piazzare esplosivi e fuggire. Testimonianze e immagini sulle quali la Polizia di Stato sta lavorando per individuare la banda che ha fatto scoppiare il bancomat della Banca Agricola Mantovana (oggi Monte dei Paschi di Siena) in Traversa XII. UN COLPO che ha fruttato denaro - non è stata resa nota la cifra - e che avrebbe potuto avere un epilogo diverso. Perché i banditi avevano tutta l'aria d'essere pericolosi. Mentre due agivano, il terzo faceva il palo «armato di mitra, o un fucile a pompa» racconta un testimone. E questo è un primo dettaglio inquietante, il secondo è che hanno agito mentre un vicino bar era ancora aperto, con alcuni clienti all'interno. All’1.24 i banditi arrivano in Traversa XII. Quella è l'ora in cui la telecamera di una delle attività dislocate lungo la via immortala due di loro, col volto coperto, posizionarsi davanti alla vetrata della banca. Alle loro spalle, il «palo» che impugna un fucile e che monitora la zona. A pochi passi l'auto con la quale dopo essere arrivati al Villaggio Sereno, fuggiranno: «Pareva una Classe A», riferisce un testimone. Due dei banditi si prendono il tempo necessario: in mano hanno un secchio all'interno del quale è stato collocato un esplosivo. Lo posizionano davanti al bancomat, poi forzano la porta della banca e, una volta dentro, posizionano un altro esplosivo. Tutto è pronto per innescare la deflagrazione. È l’1.29 di notte quando il primo boato scuote il vicinato. In molti corrono alla finestra spaventati, chi ha la vista sulla banca, assiste alla scena. Ma ciò che più colpisce è quell'arma imbracciata dal terzo uomo, vicino al cassonetto di Traversa XII, poco prima dell'incrocio con via Quinta. Il primo ad accorrere sul posto è un ragazzo che si torva nel bar a pochi passi dalla banca. Il locale è ancora aperto, solitamente lo è fino alle due di notte. Impossibile che i ladri non abbiano considerato questo aspetto, ma la cosa non sembra preoccuparli. Quando il giovane si affaccia all'angolo e vede cosa sta accadendo, la minaccia della banda è chiara: «Torna indietro, altrimenti ti spariamo in testa». Parole agghiaccianti, in perfetto italiano. Non se l'è fatto dire due volte. Ma a quel punto la chiamata al 112 per lanciare l'allarme, era già partita. Tempo un minuto, e arriva il secondo scoppio. All'1.30 il forziere è sganciato dal muro, le cassette con le banconote sono a disposizione della banda che le prende sale in auto e fugge lungo Traversa XII. È l'1.31, l’assalto finisce. «Quando ho chiamato il 112 dopo il primo scoppio, mi hanno messo in attesa per un minuto. Ho dovuto richiamare prima che la centrale mi passasse la Polizia - rimarca un importante testimone -. Quando mi sono lamentato, dicendo che così si rischiava di perdere tempo prezioso, il centralinista mi ha detto che probabilmente in molti stavano telefonando per lo stesso motivo. Forse è stato meglio così, se fossero arrivati quando la banda era qua, poteva scapparci una sparatoria». Gli agenti della Volante, arrivati pochi minuti dopo, hanno raccolto le testimonianze dei residenti. I COLLEGHI della Scientifica hanno acquisito ogni traccia e le riprese della videosorveglianza pubblica e privata. Anche quelle della Banca Agricola Mantovana, perché la banda non le ha manomesse come spesso accade. Ogni elemento è nelle mani della Squadra Mobile che indaga sui malviventi. Alle 3.55 secondo colpo a Verolanuova. Potrebbe trattarsi della stessa banda. Ma solo l’incrocio degli elementi d’indagine potrà dare risposte certe. •