Valcamonica,
torna l’incubo
fango

Un’immagine del fiume di fango (e non solo) che ha seminato il terrore in Val Grande a Vezza d’oglio, chiamando vigili del fuoco e altri uomini del soccorso a un duro lavoro: fortunatamente nessuna vittimaLa frana ha lambito anche  alcune cascine della zona. Dopo un lungo intervento ripristinati i collegamenti
Un’immagine del fiume di fango (e non solo) che ha seminato il terrore in Val Grande a Vezza d’oglio, chiamando vigili del fuoco e altri uomini del soccorso a un duro lavoro: fortunatamente nessuna vittimaLa frana ha lambito anche alcune cascine della zona. Dopo un lungo intervento ripristinati i collegamenti
Lino Febbrari 06.08.2018

In scala ridotta (un paio di migliaia di metri cubi di materiale contro 400-500 mila), è un disastro simile a quello avvenuto sei anni fa in Val Rabbia di Sonico. Seppur carente di un fattore determinante nel 2012 (il permafrost sciolto dalle temperature africane), la dinamica è più o meno la stessa. Una bomba d’acqua che si riversa in pochi minuti in una zona concentrata e innesca una colata di detriti. È SUCCESSO sabato sera in Val Grande di Vezza d’Oglio. Erano da poco passate le 19. Quasi tutti i visitatori avevano lasciato la splendida vallata, posta all’interno del Parco nazionale dello Stelvio, che dal paese si inoltra per una decina di chilometri fino a raggiungere il rifugio Saverio Occhi al Plàs de l’Asén. L’ultimo veicolo era passato un paio di minuti prima che l’ondata di fango, massi e grossi alberi sradicati come fuscelli si abbattesse dai 2.400 metri di quota del Palone delle Glere sulla strada agro-silvo-pastorale: un dislivello di quasi 700 metri lungo in un canalone di circa un chilometro e mezzo. Per fortuna nessuno è stato travolto. E fortunatamente non hanno riportato danni neppure alcune cascine lambite dalla colata. UNA DECINA di persone, compresi alcuni allevatori, è rimasta bloccata a monte della frana. Sul posto, non senza difficoltà, si sono portate le squadre dei vigili del fuoco di Vezza d’Oglio e di Darfo, raggiunte un paio di ore dopo dal Nucleo Saf partito dal Comando di Brescia. A dare supporto anche i volontari della protezione civile di Vione. Agli specialisti dei vigili del fuoco è toccato il compito di addentrarsi nel fango per accertarsi che non vi fossero persone in pericolo. Completata questa ispezione hanno raggiunto due coniugi in una baita a trecento metri oltre la colata per sincerarsi delle loro condizioni. Poi hanno risalito la mulattiera verificando la situazione nelle malghe della vallata, fino ad arrivare a notte fonda al bivacco Occhi, dove dormivano due escursionisti ignari dell’accaduto. Nel frattempo il vice sindaco di Vezza, Paolo Guerino Gregorini (il primo cittadino, Giovan Maria Rizzi, da qualche giorno si trova in Russia per lavoro) ha provveduto a informare la Prefettura di Brescia e lo Ster. «È andata bene perché nessuno si è fatto male - premette Gregorini -: questione di minuti e qualcuno poteva davvero rimetterci la pelle. Mi riferisco in particolare agli allevatori che stavano scendendo a valle per portare il latte al caseificio. I vigili del fuoco sono da elogiare perché sono riusciti a trasportare i bidoni da una parte all’altra della frana». IL VICE sindaco ieri mattina si è rammaricato soprattutto del fatto che il Comune, qualche tempo fa, ha presentato un progetto in Regione per sistemare il pericoloso canalone e il torrente sottostante, il cui corso per una cinquantina di metri è stato deviato l’altra notte dal materiale franato. «Non è stato ammesso perché privo dei giusti requisiti», ha recriminato Gregorini. Il Palone delle Glere, già in passato, si era reso protagonista di episodi simili. «L’ultimo a memoria d’uomo risale al 1961 - ha ricordato il vicesindaco - e per i vecchi del paese quanto accaduto non è stata una novità: se lo aspettavano che prima o poi franasse tutto di nuovo». Ieri attorno a mezzogiorno il collegamento è stato ripristinato per consentire il rientro dei veicoli rimasti intrappolati e soprattutto la consegna del latte. Ora il pallino passa ai geologi, e alla politica, che dovrà finanziare gli interventi da attuare per mettere in sicurezza l’area. •

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