Università, indagini della Gdf su 4,5 milioni di danno erariale

Giuseppe Spatola 15.04.2018

Otto indagati per falso in atto pubblico (articolo 483 del codice penale), ventiquattro partite Iva registrate a nome di altrettanti professori universitari (medici e ingegneri) setacciate dalla Guardia di Finanza e quattro milioni e 540.014,66 euro di danno erariale patito dall’Università (come da stima di tutti gli importi lordi fatturati da tutti i docenti nel periodo 2011 - 2017) con automatica segnalazione alla Corte dei Conti. I numeri dell’inchiesta «Magistri», coordinata da Ambrogio Cassiani e lasciata in mano alle Fiamme Gialle, non lascerebbe dubbi su come, fino allo scorso anno, erano gestite le collaborazioni extra moenia dei docenti a tempo pieno dell’Ateneo bresciano. Così, mentre le indagini preliminari hanno permesso di accertare venti dipendenti «attivi» anche fuori dall’Università come normali professionisti, malgrado i regolamenti non lo permettessero, sono state rilevate 18 posizioni irregolari che non avrebbero mai versato alle casse dell’Ateneo la quota dello stipendio a cui avrebbero invece dovuto rinunciare facendo la «professione». Come dire che i 18 docenti e ricercatori, pur risultando in pianta organica a tempo pieno, trovavano il modo di effettuare lavori in partita Iva. Così sotto la lente degli investigatori sono finiti Enrico Agabiti Rosei, Baldassare Bacchi, Giorgio bertanza, Alberto Clerici, Lino Codara, Francesco De Ferrari, Angela Gambino, Luciana Guaglianone, Alberto Lanzini, Carlo Mario Lombardi, Fuasto Minelli, Maria Lorenza Muiesan, Alessandro Muraca, Marco Alberto Mutinelli, Umberto Omodei, Roberta Pedrazzani, Roberto Ranzi, Enrico Sartori, Luca Visconti, Lucio Enrico Zavanella, Marco Pilotti, Giorgio Ramorino, Michela Tiboni e il rettore Maurizio Tira. Tra questi solo otto sono stati indagati per falso dopo aver dichiarato che lavoravano «in esclusiva a tempo pieno» per l’Università. L’avviso di conclusione delle indagini è stato consegnato il 15 marzo scorso a Enrico Agabiti Rosei, Giorgio Bertanza, Alberto Clerici, Fausto Minelli, Roberta Predazzani, Enrico Sartori, Lucio Enrico Zavanella e appunto al rettore dell’Università Statale Maurizio Tira. Per tutti gli altri (compreso l’assessore del Comune di Brescia Michela Tiboni) si rimarrà in attesa della decisione della Corte dei Conti che dovrà valutare la regolarità delle fatturazioni extra moenia e l’eventuale danno erariale cagionato all’istituzione. Secondo la Guardia di Finanza il regime «a tempo pieno» è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività professionale. PERALTRO, nel momento in cui i docenti sentiti hanno sottolineato la loro buona fede, gli investigatori hanno alzato un muro di gomma. «L’invocazione della condizione soggettiva della buona fede - si legge nella relazione di chiusura indagini - è destituita di fondamento ove si consideri che si tratta di docenti universitari, la cui specifica preparazione tecnica impedisce di ipotizzare che essi non fossero consapevoli dell’illiceità della loro condotta...». Di più. Nel caso del rettore (la cui attività extra-professionale è stata oggetto di altri esposti approfonditi nell’am- bito del procedimento 134 - 2017 aperto sotto il coordinamento del sostituto Mauro Leo Tenaglia) la Guardia di Finanza sottolinea che ha dichiarato il falso in diciannove «richieste di autorizzazione» compresa una fattura da 15.834 euro saldata dal Comune di Treviso per cui lo stesso responsabile delle risorse umane, Domenico Panetta, chiese lumi. Ora tutti gli indagati avranno tempo 20 giorni per presentare le controdeduzioni a un’inchiesta che rischia di scardinare un sistema che in Università appariva oramai consolidato dalla prassi. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it