«Un treno per Auschwitz»:
in 600 tra paura ed emozione

Irene Panighetti04.11.2017

«Un treno per Auschwitz non è solo il viaggio delle emozioni, ma è il viaggio di chi ha la pazienza di studiare e di capire»: con queste parole Lorenza Pasquini, ideatrice dell’iniziativa che organizza con passione da dodici anni, ha salutato i 605 viaggiatori partiti ieri mattina da Piazza Loggia in direzione Auschwitz. Il viaggio è cominciato questa volta non in stazione ma nel cuore della città, davanti al palazzo del Municipio, dove si sono radunati gli studenti di 14 istituti bresciani e i loro accompagnatori, per ascoltare le parole del sindaco di Brescia Emilio Del Bono: «Questo viaggio serve per capire le ragioni che ci hanno fatto scivolare così in basso e per capire che non ci ricadremo solo se voi, generazioni future, sarete in grado di costruire una condizione di convivenza e di pace. Perché essere umani è una conquista, non un punto di partenza». Pensieri impegnativi ma non nuovi per i viaggiatori, che sono arrivati preparati grazie ai mesi di lavoro nelle classi incentrati sulla figura di Primo Levi, la cui lezione universale è la tematica di questa edizione. L’attore Filippo Garlanda che proporrà due spettacoli, uno dei quali dal titolo Costituzione scritto proprio pensando «alla vita di Levi prima di Auschwitz: fu un partigiano, lottò per i valori che poi furono alla base della Repubblica. L’intento è far restare ai ragazzi un pensiero di apertura che porti a chiedersi che fare ora, dopo aver visitato Auschwitz».

PORSI DOMANDE non è solo l’intento degli educatori ma anche l’aspettativa di molti dei partecipanti: «Come è possibile che sia successo davvero? È questa la domanda che porto con me in questo viaggio», ha spiegato Caterina Colosio, studentessa di IV delle Canossiane che per la prima volta si reca ad Auschwitz, così come la sua compagna di classe Sara Savoldi, che ha deciso di partecipare perché «tutti quelli che hanno fatto questa esperienza sono tornati cambiati».

Anche Roberta Faini, del De Andrè, è in questo viaggio «perchè é spinta da una necessità interiore». Di emozioni ha parlato Ivano D’Avanzo, del Gambara, il quale si aspetta di «interiorizzare l’esperienza senza abbattermi e saperla restituire». Ancora, Marco Bagozzi del Calini, è convinto di stare per «vivere sensazioni mai provate, che non hanno niente a che fare con la mia quotidianità». Grandi aspettative sul piano emotivo ma anche un po’ di timore nel confronto con il lager: «So che tornerò diversa», ha ammesso Elisa Pedretti del Primo Levi di Sarezzo. «Ho paura sì, ma sapere cosa è successo è importante», ha valutato Eleonora Levorato del Lunardi, mentre Francesca Tavelli dello Sraffa si sente «preparata grazie al lavoro svolto, capace di affrontare la situazione e di tornare accresciuta».

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