Un paesaggio rubato dal cemento

NATALIA DANESI 12.01.2019

Nel cuore della Bassa, a San Gervasio, c’è un ecomostro di cemento da cinquantamila metri quadri che giace abbandonato da quindici anni. Sarebbe dovuto diventare un tempio dello shopping. Ma gli investitori sono finiti nei guai, e del progetto è rimasta solo una gettata di cemento. Quanti «relitti» come quello di San Gervasio ci sono, nel Bresciano? Molti, troppi. Negli ultimi decenni anche nella nostra provincia il mercato edilizio ha funzionato sulla spinta di un eccessivo consumo di territorio e di forme di cementificazione incontrollata. Poi è arrivata, implacabile, la crisi con il pauroso crollo delle vendite immobiliari. Una crisi che ha lasciato il segno, anche dal punto di vista urbanistico. I palazzi disabitati e gli scheletri delle mega costruzioni incompiute costellano le campagne, e si affiancano ai capannoni delle aziende dismesse e ai cantieri abbandonati in città. La buona notizia è che negli ultimi tempi le Amministrazioni sono diventate più sensibili al tema dell’utilizzo del suolo e che guardano con maggiore attenzione al riutilizzo degli edifici esistenti. La cattiva è che, agli effetti, non esiste un piano organico per restituire nuova vita ai terreni occupati dagli ecomostri. Spesso, il destino delle aree rimane appeso alle singole vicende imprenditoriali; si tratta di un patrimonio edilizio non riutilizzabile e i costi di demolizione oltre che, in molti casi, di bonifica scoraggiano gli investitori. Il triste spettacolo che offrono questi incompiuti dovrebbe a questo punto sollecitare le istituzioni (i Comuni ma soprattutto, dove non arrivano i Comuni, la Regione o il governo) ad uno sforzo economico per incentivarne la demolizione, restituendo così al territorio la sua vocazione paesaggistica. Sarebbe un bel regalo per gli occhi dei bresciani.