Un museo in
Castello con il
lascito di Romeda

Per il presidente di Brescia Musei il Castello sarebbe la sede più indicata per ospitare le opere di Romeda
Per il presidente di Brescia Musei il Castello sarebbe la sede più indicata per ospitare le opere di Romeda
Mimmo Varone20.11.2017

Grazie all’eredità milionaria di Bruno Romeda la Fondazione Brescia Musei potrà dare alla città un Museo d’arte moderna e contemporanea. Con il Foro romano, Santa Giulia, la Pinacoteca prossima alla riapertura, la «storia» dell’arte ha completato alla grande il suo mosaico.

Il moderno e contemporaneo è il solo tassello mancante. Per il presidente Massimo Minini sarebbe la «vera possibilità di crescita», e lui già lo immagina in Castello, «peloso regalo che ci hanno dato da rivitalizzare», sfrattando il trenino. Ci sono solo un paio di condizioni da mandare a posto. La prima è che sia l’attuale Cda di Brescia Musei ad avviare l’operazione, l’altra è che la decisione sul «contenitore», sulla quale larga parte ha il Comune, si trovi alla svelta. Minini, tuttavia, con il suo consueto ottimismo non dispera. Intanto, stimare tra i 7 e gli 8 milioni l’eredità lasciata dall’artista di Sale Marasino come tanti non «propheta» in patria, sembra corretto. Il presidente di Brescia Musei immagina che solo la villa in Costa Azzurra possa valere tra un milione e un milione e mezzo di euro. Poi ci sono trecento delle sue opere e quasi cinque milioni di liquidità. «Romeda è un artista di ottima qualità e useremo i fondi ereditati per far vivere la sua arte – dice Minini -, che è l’unica condizione posta nel testamento». Ma «a parte il risvolto doloroso della perdita di un artista della nostra terra – aggiunge -, la notizia è che siamo i fortunati eredi di una donazione e a Brescia faremo aprire qualcosa che continui il suo nome».

Una fortuna che Minini vorrebbe valorizzare al più presto. Il Cda della Fondazione si riunirà più volte nel prossimo semestre, e se accetterà l’orientamento del suo presidente, qualche novità potrebbe arrivare alla svelta. «Vedremo se passerà la mia linea interventista o si deciderà di aspettare – riflette lui -, ma non si può aspettare sempre». L’ipotesi Castello sarebbe tutta o quasi nelle mani della Fondazione. Tuttavia non è la sola. «In città ci sono molti palazzi di proprietà comunale, veri e propri tesori che vanno in rovina per mancanza di soldi – sottolinea Minini – potremmo utilizzare uno di quelli per fare il Museo che manca». Pensa a palazzo Maggi-Gambara incastonato nel Foro romano, a palazzo Avogadro di corsetto Sant’Agata con gli splendidi affreschi di Lattanzio Gambara, alla Crociera di San Luca. Ma per tutti questi «la decisione riguarda molto il sindaco proprietario degli immobili». Per sistemarli ci vogliono parecchi soldi, 5 milioni per il Maggi-Gambara, addirittura una dozzina per l’Avogadro. E non solo di quello si tratta. «Zaleski sarebbe stato pronto a restaurare la Crociera per l’esposizione dei suoi tappeti, ma i costi di gestione successivi lo hanno fatto desistere dice -. Perciò nella scelta dobbiamo trovare un equilibrio tra il momento immobiliare e quello operativo». Anche se è presto per dire una parola definitiva con un lavoro lungo e complesso davanti, sembra di capire che, a conti fatti, la sua bilancia penda verso il Castello.

TANTE OPERE, come le geometrie in bronzo di Romeda, troverebbero naturale collocazione all’aperto, ma spazi al chiuso pure servirebbero, e sul Cidneo mancano. La soluzione di Minini è trovare per il trenino una nuova collocazione nella città bassa. «Si libererebbe un grande spazio e uno ancora più grande ora adibito a deposito del trenino - dice -, sarebbero sufficienti per un museo che permetta alla città di dialogare con artisti viventi e consolidare il suo ruolo di città d’arte in Italia e fuori, ma dovrà essere il sindaco a decidere».

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