Un’eredità milionaria fa felice Brescia Musei

«Elogio dell’ombra» di Romeda è tra le opere raccolte da Maurizio Zanella nella tenuta di Ca’ del BoscoGabriele Rosa, Romeda, Corsini e Agostino Mantovani nel 2006 Bruno Romeda in Santa Giulia
«Elogio dell’ombra» di Romeda è tra le opere raccolte da Maurizio Zanella nella tenuta di Ca’ del BoscoGabriele Rosa, Romeda, Corsini e Agostino Mantovani nel 2006 Bruno Romeda in Santa Giulia
Eugenio Barboglio19.11.2017

Un’eredità milionaria è piovuta su Brescia Musei. Un’eredità che potrebbe dare nuovo slancio alle iniziative culturali della Fondazione. Che di idee ne ha, ma spesso si scontra con limiti nella raccolta di fondi e con l’assenza di soci finanziatori nella compagine «societaria».

L’eredità è quella di un artista bresciano che ha fatto fortuna all’estero. Una sorta di zio d’America che pochi o nessuno pensavano di avere, ma che un giorno, quello della sua morte, fa un grande quanto inaspettato regalo a Brescia. L’artista si chiama Bruno Romeda, un nome che forse in Italia può non dir molto, ma all’estero sì. È morto nel febbraio scorso in Francia, dove viveva da molti anni, Paese d’elezione insieme agli Stati Uniti, non di nascita: i suoi natali sono sul lago d’Iseo, la famiglia originaria di Sale Marasino, e lui ha sempre mantenuto la cittadinanza italiana e la residenza a Brescia.

ROMEDA, insomma, emigrante di successo, si è ricordato della sua terra al momento di vergare le ultime volontà. E ha scelto di lasciare una cospicua parte del suo patrimonio, diviso tra beni mobili, immobili e opere d’arte, alla fondazione guidata da Massimo Minini e Luigi Di Corato. Che dovranno valorizzare le opere d’arte dell’artista in un modo che è tutto da studiare, mentre il resto potrà nel caso essere monetizzato e servire a rimpinguare le casse della Fondazione. Si fa la cifra di 7-8 milioni di euro, ma sono somme abbastanza approssimative, visto che si parla di beni immobili dal valore ancora tutto da valutare. C’è una villa in Provenza, a Opio, dove l’artista sebino viveva, e ci sono altri beni in Francia, e poi le collezioni artistiche: quella che consiste nelle creazioni dello stesso Romeda, le opere del compagno, lo scultore americano Robert Cartwright, quadri di artisti moderni e contemporanei.

LE FORME della valorizzazione di queste collezioni che Brescia dovrà trovare in coerenza con le indicazioni del testamento, presto diverranno argomento per il consiglio di amministrazione della Fondazione Brescia Musei. Che sul lascito, ovviamente, sta ragionando da tempo, conscia che il patrimonio, prima di rendersi disponibile dovrà superare alcuni step burocratici e amministrativi in Francia. Oltre a doversi chiudere l’altro aspetto della vicenda: i legati nei confronti dei parenti bresciani.

Di Bruno Romeda si ricorda solo una mostra a Brescia, forse anche l’unica in Italia: a Santa Giulia, nel 2006, quando le sue forme geometriche, cerchi, triangoli, quadrati in metallo, vennero esposte in Santa Giulia in parallelo con la Art Marathon, corsa podistica organizzata da un altro iseano, Gabriele Rosa. Ma appunto è stata un’eccezione, per trovare tracce dell’avventura artistica del Romeda, nato nel 1933, bisogna guardare all’estero, alla Francia, agli Stati Uniti dove lavorò a lungo e dove il Metropolitan Museum ospita una sua opera.

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