Un Bresciaoggi
effervescente
con Vittorio Moretti

Marco Bencivenga 20.06.2018

Realizzare un prodotto completo - da zero a finito - in sole 24 ore è la sfida quotidiana per chi lavora in un giornale. Missione ai limiti del pensabile per Vittorio Moretti, presidente del gruppo omonimo e del Consorzio Franciacorta che vive invece di tempi lunghi ed è capace di aspettare anche più di vent’anni per ottenere il meglio del meglio dai suoi vigneti. Perché l’arte del vino - e delle bollicine in particolare - sta agli antipodi della frenesia di una redazione: è attesa, è silenzio, è la pazienza di aspettare la perfetta maturazione delle uve, la loro trasformazione in mosto, l’invisibile lavoro dei lieviti nel buio di una cantina, il remuage bottiglia per bottiglia, la delicata operazione della sboccatura e, dopo il confezionamento, senza fretta, un ulteriore periodo di riposo. Solo allora, al termine del processo, il prodotto è pronto per essere gustato, con tutti i suoi profumi e sapori. «Per un Franciacorta servono come minimo 4 anni di gestazione - spiega Moretti -. Il Meraviglioso Bellavista, addirittura, racchiude in un solo calice i millesimi delle nostre sei vendemmie più importanti: 1984, 1988, 1991, 1995, 2001 e 2002». Trentaquattro anni di lavoro per realizzare una bottiglia da sogno. E solo 24 ore (in realtà molte meno) per realizzare un giornale. Per questo a una redazione - e ancor di più al suo direttore per un giorno - serve innanzitutto la capacità di decidere: di ora in ora vanno scelte le notizie da pubblicare sul giornale fra le migliaia che arrivano in un flusso continuo e imprevedibile.

«IN AZIENDA sono democratico, però ... comando io», mette subito in chiaro Moretti, che sogna un giornale con «più notizie positive e meno cronaca nera». Che di fronte ai temi offerti dalla cronaca non ha paura di sbilanciarsi in giudizi anche scomodi («Il Civile taglia il premio di risultato ai medici che non compilano correttamente le cartelle cliniche? È sbagliato, perché ai dottori non andrebbe attribuita questa incombenza. Però, è vero che quando la si tocca nel portafogli la gente sta più attenta...»), quando serve sfodera l’orgoglio dell’imprenditore nel campo delle costruzioni («Oggi tetti e coperture sono sani: l’uso dell’amianto è un problema del passato che stiamo risolvendo con metodi sicuri: prima di rimuovere ogni lastra gli addetti alla bonifica la trattano con una vernice speciale per bloccare le polveri aguzze che altrimenti finirebbero nei nostri polmoni, e lì resterebbero») e non teme di affrontare neppure le questioni più spinose, come l’ultima polemica sulla presenza dei Rom in Italia («Se non sappiamo chi abbiamo in casa come possiamo fare ordine? - chiede e si chiede -. Certo Salvini, da ministro degli Interni, potrebbe usare una terminologia più appropriata: va bene la politica d’urto, ma i toni delle sue dichiarazioni a volte sono un po’ eccessivi»).

SEVERO il giudizio di Moretti anche sull’Istat («È un carrozzone che produce statistiche superate dalla realtà: anche in azienda facciamo indagini di mercato, certo, ma con dati in tempo reale, non vecchi di anni!») e, ancor più, sulla scuola: «Ogni tanto da noi si presentano emeriti ingegneri, freschi di laurea, che non sanno far niente: ci serve un anno solo per capire se hanno idea di ciò che stanno facendo, prima di poter affidare loro un compito qualsiasi. Perchè non vengono mandati prima sul campo a imparare i meccanismi aziendali? Serve un nuovo rapporto fra scuola e lavoro, soprattutto serve che a guidarlo siano le imprese. Solo così, oltretutto, un giovane può capire se la strada che ha intrapreso è la sua oppure no».

COLPITO dalla notizia dei nidi di rondoni salvati dall’impresa che sta lavorando alla chiesa della Volta («Questa sì che è una bella storia!»), il papà di Bellavista, Contadi Castaldi, Petra, Albereta e altri marchi d’eccellenza commenta l’addensamento dei bresciani lungo l’asse della A4 con una dichiarazione d’amore per la sua terra: «Ai piedi delle colline si vive meglio, anche perché c’è un clima migliore: d’inverno la nebbia si ferma nella Bassa e d’estate il Montorfano ci protegge dal caldo. Normale che la gente si trasferisca in questa parte della provincia: anche tanti miei dipendenti si sono spostati dalla Valcamonica alla Franciacorta». Dove si può perfino giocare a golf o andare in barca a vela: «Due sport cui abbiamo cercato di dare il nostro contributo», ricorda, citando Carmen di Bellavista, il 73 piedi creato dal grande Bruce Farr, e Viriella, il Maxi Dolphin 118 timonato da Mauro Pelaschier, il mitico skipper di Azzurra. E il calcio? «Un mondo impossibile. Non è nel mio Dna...».

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