Un anno di calvario
per un cassonetto
sulla ciclabile

Il luogo in cui Matteo Casarotti è stato investito con il cassonetto ben visibile al centro della ciclabile Matteo Casarotti: una grande passione per la tromba Rilievi della Locale di Brescia nelle ore successive all’investimento
Il luogo in cui Matteo Casarotti è stato investito con il cassonetto ben visibile al centro della ciclabile Matteo Casarotti: una grande passione per la tromba Rilievi della Locale di Brescia nelle ore successive all’investimento
Cinzia Reboni03.11.2017

Ventidue dicembre 2016. Una data come tante per il mondo, non per Matteo Casarotti. Il giorno prima di compiere 20 anni il destino si è materializzato in un cassonetto posizionato in mezzo alla pista ciclabile di via Triumplina. Quell’ostacolo ha trasformato l’esistenza di Matteo in un’angusta strettoia. Nel tentativo di scansarlo, il ragazzo si è spostato verso il bordo della strada, perdendo l’equilibrio. Ma proprio in quel momento passava un autobus di linea. Una frazione di secondo. Tanto è bastato: l’impatto è stato inevitabile.

Sopravvissuto all’incidente, ma condannato a un calvario di 11 mesi scanditi da interventi chirurgici e degenze in ospedale, Matteo tra poco compirà 21 anni, e la sua speranza è di poterli festeggiare a casa. «Il 22 dicembre, quando siamo arrivati al Civile, era già stato operato ed era in rianimazione - racconta la mamma Roberta -. É rimasto in coma per otto giorni. I medici ci hanno detto subito che nostro figlio era vivo per miracolo».

Matteo Casarotti si era trasferito a Brescia - la famiglia è originaria di Ossimo - per studiare all’Università: era iscritto al secondo anno di Ingegneria civile. Quel giorno, poco dopo le 13, come faceva quotidianamente aveva inforcato la due ruote di Bicimia, proprio fuori dall’ateneo, e insieme ad altri due amici stava pedalando sulla ciclabile diretto verso il centro città. Qui, con i compagni di studi, avrebbe festeggiato il compleanno. Ma dopo poche pedalate il viaggio di Matteo si è interrotto. I ragazzi che erano con lui, sotto shock alla vista dell’amico privo di sensi e sanguinante, hanno chiamato subito i soccorsi.

Le condizioni di Matteo erano disperate: a parte le numerose fratture, quello che ha preoccupato fin da subito è stato il forte trauma cranico, che gli ha provocato anche un’emiplagia sinistra.

Il giovane ha lasciato l’ospedale Civile dopo 235 giorni. Dal 14 agosto è ricoverato alla Domus per la riabilitazione, «ma entro fine novembre - spiega la mamma - dovrà affrontare ancora un intervento, il ventitreesimo in un anno: sarà una cranioplastica».

IN QUESTI LUNGHI mesi di degenza Matteo ha avuto sempre vicina la sua famiglia. L’incidente ha cambiato anche la loro vita. Mamma Roberta e papà Marco hanno lasciato Ossimo - e quindi temporaneamente anche il lavoro - e si sono trasferiti in città. «Fino alla fine di settembre siamo sempre stati accanto a lui 24 ore al giorno - spiega Roberta -. Matteo ha bisogno di noi, del nostro sostegno, non solo dal punto di vista fisico. Per un ragazzo di vent’anni è difficile superare un momento così critico, ma Matteo è forte e ce la farà».

Sono tanti i sogni nel cassetto di un giovane. Per Matteo al primo posto ci sono gli studi e la musica: dopo aver frequentato il Conservatorio, è anche uno dei talenti della Banda di Borno, dove suona la tromba. Una passione di famiglia, visto che la sorella Arianna dirige il Corpo musicale di Malegno.

«Quando mio figlio ha deciso di trasferirsi in città, ero tranquilla. Aveva trovato un appartamento in condivisione con i compagni di studi e sapevo che per gli spostamenti utilizzava la bicicletta. Insomma, sapevo che non avrebbe corso grossi pericoli. E invece...».

La cosa più assurda - spiega ancora Roberta - «è che a tre mesi dall’incidente il cassonetto era stato riposizionato sul marciapiede di via Triumplina. Ho telefonato io stessa ai vigili, e fortunatamente è stato spostato. Ma sono tante le situazioni di pericolo in cui versano le ciclabili cittadine, che molto spesso non hanno protezioni: basterebbe una siepe o una recinzione, e i rischi sarebbero sicuramente inferiori. Invece basta una distrazione, o un ostacolo improvviso: il pericolo è sempre dietro l’angolo, anzi a volte è proprio davanti a noi».

In attesa che vengano accertate eventuali responsabilità in merito all’incidente - «ma non è certamente questa la nostra priorità», sottolinea mamma Roberta -, la famiglia Casarotti si sta prodigando affinchè la sicurezza delle piste ciclabili venga migliorata. «Matteo sta combattendo da quasi un anno, ma non vorremmo che altre famiglie fossero costrette a passare quello che stiamo vivendo noi - osserva mamma Roberta -: assurdo rovinare la vita di un ragazzo e delle persone che gli vogliono bene per una banalità come un cassonetto messo nel posto sbagliato».

Matteo, dopo tanti mesi, comincia a vedere una luce in fondo al tunnel. Martedì, per la prima volta, gli è stato dato il permesso di uscire dalla sua stanza d’ospedale. É andato a pranzo dai genitori, in città. Quasi un anno dopo.

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