Trenord «congela» i disagi per i pendolari

Pendolari in partenza dalla stazione di Brescia. Il materiale rotabile spesso obsoleto e le cancellazioni di treni sono fra i maggiori motivi di disagio
Pendolari in partenza dalla stazione di Brescia. Il materiale rotabile spesso obsoleto e le cancellazioni di treni sono fra i maggiori motivi di disagio
Davide Vitacca 13.01.2019

Davide Vitacca MILANO Nessuna novità all’orizzonte per le migliaia di pendolari bresciani che utilizzano ogni giorno i treni regionali di Trenord per raggiungere la metropoli milanese o che si avvalgono delle tratte minori in direzione di Bergamo, Verona, Cremona e Parma. L’anno appena iniziato potrebbe non riservare le sorprese estremamente negative del 2018 - per varie ragioni considerato l’annus horribilis del trasporto ferroviario lombardo -, ma non si caratterizzerà nemmeno per un significativo miglioramento delle condizioni di viaggio o del materiale rotabile in servizio. La prospettiva sembra destinata a rimanere immutata per almeno altri 18 mesi, cioè fino a quando il piano di investimenti sostenuto da Regione Lombardia (co-proprietaria al 50 per cento di Trenord) darà i primi frutti con la graduale sostituzione dei convogli più datati e l’arrivo di vetture nuove. Con tutta probabilità, infatti, i quattro convogli (su un totale di 14) ceduti da Trenitalia che dovrebbero entrare in funzione dal prossimo semestre non saranno destinati a coprire percorsi «bresciani». Inoltre, ciò che si può constatare a partire dalla formulazione del recente orario invernale è che i disagi provocati dai frequenti ritardi, dalla soppressione delle fermate nei piccoli centri e dall’introduzione di corse sostitutive effettuate con autobus vanno considerati come parte delle più generali criticità riscontrate lungo tutta la rete, all’interno di un quadro emergenziale che Trenord vuole affrontare prima di tutto con soluzioni emergenziali. CHE L’URGENZA di determinate scelte operative sia dettata più dalla contingenza che da visioni a medio-lungo termine è emerso con chiarezza in occasione della tavola rotonda «La locomotiva - che fine farà il sistema ferroviario?», promossa nella mattinata di ieri a Milano al Pirellone dal Partito Democratico della Lombardia. Il dibattito, organizzato dalla minoranza Pd in Consiglio regionale, ha riunito tutti gli stakeholder locali, dai rappresentanti delle associazioni di pendolari ai vertici di Trenord e Rfi fino agli interlocutori politici e amministrativi, per denunciare le carenze dell’attuale gestione e sollecitare investimenti economici e pianificazioni di portata quantomeno decennale. Unanimi nel voler superare la visione che ha sempre contrapposto le grandi opere come la Tav alle richieste di miglioramento delle linee locali, i portavoce del Pd - tra cui l’assessore alla Mobilità in Loggia Federico Manzoni, in qualità di presidente del Comitato regionale del trasporto pubblico - hanno puntato il dito contro le mancate scelte della Regione e chiesto per l’immediato l’attivazione di procedure per ottenere mezzi aggiuntivi da altre regioni e da altri Paesi Ue, domandando anche un cambio di governance. «Se si vuole più qualità è necessario accrescere il livello di competitività, aprendo le porte anche ad altri gestori attraverso gare europee», ha rilevato Pietro Bussolati, capogruppo regionale del Pd nella Commissione trasporti. L’INCONTRO ha lasciato spazio alle testimonianze dei tanti pendolari insoddisfatti del servizio, i quali hanno denunciato la scarsa puntualità delle corse, l’insufficiente pulizia delle carrozze e dei servizi igienici, l’assenza di manutenzioni regolari e la carenza di personale addetto alla sicurezza e alla trasmissione di informazioni. Interpellato dai pendolari, l’amministratore delegato di Trenord Marco Piuri ha risposto alle critiche ammettendo la presenza di limiti e disguidi ma difendendo nel complesso le azioni intraprese per fronteggiare lo stato emergenziale, tagli alle corse compresi. «Facciamo il possibile per rispondere a una domanda che soltanto nello scorso anno è cresciuta di 50mila unità, ma bisogna ricordare che in alcune tratte i binari sono al limite della capacità e necessitano di interventi infrastrutturali», ha chiarito, giustificando le soppressioni di alcune fermate e l’introduzione di corse sostitutive come «il male minore, deciso soltanto per i casi di bassa frequentazione e cercando di penalizzare il meno possibile la maggioranza degli utenti, che gravitano sopratutto attorno all’area milanese». Alla considerazione di Piuri si è contrapposto Manzoni, deciso a difendere in un’ottica di collaborazione interregionale il rilancio delle linee di confine con Veneto ed Emilia Romagna e a denunciare l’inadeguatezza dei collegamenti tra gli altri centri urbani lombardi: non a caso il Pd ha proposto il raddoppio della Brescia-Cremona nel primo tratto fino a San Zeno e l’elettrificazione della Brescia-Parma. «La domanda c’è, ma spesso l’offerta non è adeguata alle aspettative e non è concorrenziale all'auto privata rispetto ai tempi di percorrenza e alla comodità», ha rilevato Manzoni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA