Tra «Mattonelle» e
«Armonia» andata
la seconda prova

Studenti alle prese con la seconda prova degli esami   che ha richiesto maggior impegno   FOTOLIVEFernando MidoloCamilla TedeschiCarlo BelpietroIrene Tivari
Studenti alle prese con la seconda prova degli esami che ha richiesto maggior impegno FOTOLIVEFernando MidoloCamilla TedeschiCarlo BelpietroIrene Tivari
Mimmo Varone 22.06.2018

Il tema d’italiano tutti lo fanno (o pensano di farlo) bene. La scelta degli argomenti è vasta, e qualcosa si scrive sempre. La seconda prova (e ancor di più la terza) richiede studio. Sicché diventa «abbordabile» per chi l’ha fatto, «non fattibile» per chi se l’è presa comoda. È una storia che si ripete. Tuttavia ieri ci sono stati due casi «estremi», vale a dire i problemi di matematica del liceo scientifico e la prova di armonia del liceo musicale. Il testo di Aristotele (filosofico ma non troppo) proposto per la versione di greco al classico, invece, ha riscosso tra gli arnaldini un unanime giudizio di «media difficoltà». E in generale così è stato anche per gran parte degli altri indirizzi liceali. A meno che il «quizzone» della terza prova non riservi brutte ma alquanto improbabili sorprese, la maturità 2018 verrà archiviata come un esame di difficoltà ben calibrata sulla preparazione della stragrande maggioranza dei candidati bresciani. I quali hanno capito l’antifona, e non nascondono di aver già la testa altrove, all’università, o al test d’ammissione settembrino per quanti aspirano a Medicina. Come che sia, Filippo Capretti esce dal Gambara osservando che «a un esame di Stato si dovrebbero proporre prove sostenibili dai candidati, mentre l’analisi di armonia di quest’anno non era fattibile per il livello che si raggiunge al quinto anno di un liceo musicale, e il nostro ne garantisce uno buono». Parla di «analisi molto difficile e complessa» ed esemplifica con dettagli oscuri al profano. Vera Polotti smentisce impietosa. «Difficile sì – sentenzia – infattibile no». E poi, «forse è a un livello elevato rispetto a un esame di maturità – aggiunge - ma anche se me l’aspettavo più semplice qualcosa si riesce sempre a scrivere». Detto da una che ha deciso di abbandonare la musica per puntare sull’insegnamento alle elementari.

AL GAMBARA però non c’è solo il musicale, che oggi mentre gli altri riposano ha in calendario la prova di strumento. Sofia Bertelli, delle Scienze umane ha dovuto affrontare «argomenti non trattati in classe, ma avendo studiato un po’ ho fatto meno fatica che con il tema d’italiano». Alessandra Garletti e Chiara Barbieri confessano che davanti a quelle questioni sconosciute in un primo momento si sono fatte prendere dal panico. Poi, riconquistato un minimo di serenità «abbiamo capito subito come contestualizzare il tema». Anche per loro, insomma, «tutto sommato fattibile e meglio di quanto ci aspettassimo». Irene Tivari è persino contenta di quella prova e anche delle annesse domande. «Mi aspettavo la globalizzazione invece ci hanno proposto i diritti umani ma va bene lo stesso». Allo scientifico Copernico, con Matematica si ripete il «giallo» dell’Armonia. «Ci hanno dato problemi difficilissimi – dice Martina Loda – uno riguardava una mattonella decorata da descrivere e non avrei saputo da che parte cominciare, dell’altro non ho capito l’ultimo dei quattro punti e non sono riuscita neanche a impostarlo». Ma Carlo Belpietro, che in Matematica ha 8, ammette certo che erano «problemi non semplici e di difficile interpretazione tanto che molti calcoli sembravano portare fuori strada». Tuttavia «presentavano meno difficoltà concettuali rispetto all’anno scorso». Lui ha scelto il più difficile, la «mattonella», che ha richiesto sei paginate di calcoli. E ora può dire che «il peggio è passato». Se ci si sposta al Leonardo, nessuno si dispera per quei problemi. Tutti o quasi hanno puntato sul più semplice. Daniele Pelizzari ne ha svolto la metà, Angela Scalvini pure, Filippo Arrighi è riuscito ad arrivare al terzo punto. Quanto alla «mattonella» dichiarata «infattibile» in coro, «l’avranno scelta in 15 in tutto il Leonardo», giura Arrighi. E Daniele Vezzoli, «soddisfatto» con mezzo problema svolto, confessa che «me lo aspettavo più difficile». Dalle parti di corso Magenta, il primo in assoluto ad uscire dalla versione di greco è Fernando Midolo. Un genio? «In greco ho 6», corregge. E poi, «non so se aver fatto presto è positivo o negativo, la versione non era né facile né difficile e spero sia andata bene». Carlo Ravasi dall’alto del suo 8 confessa che la versione se l’aspettava più o meno così. «Aristotele può essere anche molto difficile, ma qui solo nella parte centrale c’era qualche difficoltà con un duale e un verbo usato con significati diversi». Tutto nella norma, insomma. «Difficile ma abbastanza fattibile», conferma Margherita Zola. «Un Aristotele non troppo ostico», ripete Filippo Cordovani. «Autore tosto, lessico tosto, necessità di scegliere i termini più appropriati», sintetizza Camilla Tedeschi. Lei sperava in Plutarco, come Midolo avrebbe preferito Platone, ma hanno accettato anche lo Stagirita. E alla fine non c’è che da dire «speriamo bene», con Giovanni Vianello che sorride alla iniziale «alta tensione» con cui ha affrontato il Filosofo.