Tassa di soggiorno
ok, ma non
convince tutti

Eugenio Barboglio 13.11.2018

Crescono i turisti negli alberghi di Brescia, e soprattutto crescono nelle strutture extralberghiere. L’offerta degli hotel negli ultimi venti anni è rimasta pressoché invariata: nel 1998 erano 40 oggi sono 39. E mai nei venti anni hanno superato i 42. Ma accanto agli alberghi sono fiorite le altre attività di accoglienza. I b&b, le case vacanza, che venti anni fa erano 14 e ora sono 124. Insomma il panorama dell’accoglienza si è enormemente aperto. Ed è su questo panorama che pioverà dal 1 aprile la tassa di soggiorno, che ieri è stata approvata dal consiglio comunale. Un turista che acquistava una camera pagava solo il costo della camera, da quella data dovrà versare anche 2 euro a persona se in un quattro o cinque stelle, 1,5 se in un tre stelle altrimenti un euro solo.

NULLA DI CUI scandalizzarsi, avviene, e a costi per il cliente spesso molto più alti, in quasi tutte le città italiane, in special modo se d’arte. Il consiglio comunale però si è diviso, nonostante anche il centrodestra sia consapevole che così fan tutti e che prima o poi la tassa andava introdotta. Ma non ora, dicono Forza Italia e Lega (M5S ha invece votato al pari della maggioranza a favore dell’imposta) così si rischia di invertire la tendenza turistica. In fondo, che Brescia non sia ancora una città d’arte di fascia alta e che debba conquistare posizioni non lo nega neppure Luigi Dicorato, il direttore di Brescia Musei, arrivato dalla Toscana. E ieri lo hanno detto i vari Massimo Tacconi e Paola Vilardi, per giustificare la loro contrarietà all’introduzione della tassa. Che avrebbero votato anche se fossero stati accolti i loro emendamenti. Cosa che non è stata, ma del resto l’assessore Fabio Capra li aveva preparati: «La delibera non verrà modificata». Lo stesso Capra e la vicesindaco Laura Castelletti hanno tranquillizzato sugli effetti di questa “imposta di scopo”: «In nessun altra città ha provocato un calo dei turisti». Fi e Lega hanno richiamato però il tasso di occupazione delle camere degli alberghi. Solo del 51 per cento, penultima posizione in Italia. Secondo il centrodestra un dato che con la tassa di soggiorno non migliorerà di certo. Dunque a Brescia aumentano i turisti ma una camera su due resta vuota, quando a Bergamo è una su tre. «A Brescia c’è un offerta molto ampia - spiega Alessandro Fantini, vicepresidente di Federalberghi - Il basso tasso di occupazione è storico». Fabrizio Benzoni, consigliere di Brescia per Passione ricorda: «Vero che siamo penultimi, ma prima in classifica Brescia non c’era neppure, non essendo considerata tra i capoluoghi d’arte».

IN EFFETTI i turisti che prendono una camera per una notte (arrivi) in un hotel in venti anni sono passati da 131.742 a 237.137 e da 350.204 a 436.406 quelli che sono fermati più a lungo (presenze). Senza contare il parallelo e esponenziale incremento nelle strutture extralberghiere. «L’aumento dei turisti è sì legato ad un miglioramento dell’offerta culturale della città - dice Fantini - ma è un fenomeno nazionale. La gente si sposta più di un tempo, complici ad esempio i prezzi più economici dei voli aerei». E ancora: «Va anche ricordato che prima esisteva un sottobosco di strutture abusive che in parte ora sono emerse». Resterebbe comunque un sommerso consistente, tant’è che al dato dell’Iat di Brescia di 85 strutture, l’esponente di Federalberghi ne oppone uno, tratto da Air B&B, di 218 strutture. E la lotta al sommerso è quanto concordato tra Comune e Federalberghi con i soldi della tassa, stimati in 700mila euro l’anno. E che saranno investiti in promozione e comunicazione della città. E pure nel decoro urbano, benché centrodestra e albergatori abbiano manifestato perplessità nei confronti di questa destinazione: «Di comunicazione e promozione c’è grande bisogno, mentre non capiremmo se venisse riparato il tetto di Santa Giulia con questi soldi invece che con quelli per i lavori pubblici». Capra e Giunta la pensano diversamente, e rivendicano «un euro su dieci per il decoro».

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