Strage Loveparade,
processo senza
verdetto

Giulia Minola, la bresciana morta nella calca della Loveparade
Giulia Minola, la bresciana morta nella calca della Loveparade
Paola Buizza 17.01.2019

Il timore prende forma. Il processo per la strage di Duisburg del 2010, nella quale morirono ventuno persone, tre le quali Giulia Minola, ventunenne bresciana, potrebbe essere archiviato.

UN CONDIZIONALE che non contempla alcuna sentenza: l’alternativa è la prescrizione che scatterà il 27 luglio 2020. Perentorio il commento dell’avvocato Daniel Henneke Sellerio, legale della famiglia di Giulia: «La sentenza, purtroppo, non è mai stata un’opzione. Questo era chiaro fin da subito». Un anno di processo, novantasei udienze (con la media di tre a settimana), cinquantotto testimoni sentiti (oltre duecento ancora da ascoltare)...una mole di lavoro immensa «per un tribunale che si è dato molto da fare» commenta Henneke Sellerio, riconoscendo anche «la cooperazione delle difese». Ma la causa è da imputare al sistema giuridico tedesco, e gli esperti in materia lo sapevano bene. Per questo la sostanza del colloquio a porte chiuse che si è tenuto ieri alla corte regionale di Duisburg, non rappresenta una grande sorpresa. Corte, procura, legali dei dieci imputati (6 impiegati del Comune, 4 dipendenti della società organizzatrice dell’evento) e delle parti civili hanno tirato le somme dei tredici mesi trascorsi dal giorno della prima udienza (8 dicembre 2017) alla ricerca delle responsabilità, al fine di tracciare una verità giudiziaria. «Il tribunale ha detto che l’atto di accusa più o meno è stato confermato - spiega il legale - ma dato che in Germania per una condanna penale bisogna stabilire la colpa di ogni singolo imputato e la catastrofe è avvenuta in un contesto particolarmente complesso, era chiaro che entro i termini della prescrizione non ci sarebbe stata sentenza». Insomma, se l’organizzatore della Loveparade ha fallito sul fronte dei numeri previsti e sulla gestione dell’afflusso del numeroso pubblico e del suo deflusso, l’accusa avrebbe dovuto provare le mancanze di ogni soggetto coinvolto in modo specifico. Ma il tempo a disposizione non è sufficiente. L’avvocato spiega che ora sono due le possibilità: archiviazione immediata o dietro pagamento. Procura e imputati devono essere d'accordo. Il tribunale ha dato tempo fino al 5 febbraio per la decisione, non è però escluso che arrivi prima. Se si procederà con le udienze, lo si farà fino alla prescrizione. Comunque tutto finirà nel nulla. Perché, viene da chiedersi, iniziare un procedimento già destinato a questa conclusione? «Bisogna considerare che sono morte 21 persone, non poteva non essere celebrato un processo. L’obiettivo era trovare la spiegazione del perché, sicuramente in queste 96 udienze abbiamo avuto delle risposte. Ma il problema, ribadisco, è la strutturazione della giustizia tedesca. Si è fatto il possibile con gli strumenti a disposizione».

IL PROCESSO, lo ricordiamo, è iniziato sette anni dopo la tragedia. Fosse iniziato prima, forse, il tribunale sarebbe riuscito a fare piena luce sulle responsabilità del sovraffollamento nel tunnel della Karl Lehr Strasse dove i giovani morirono calpestati, asfissiati nella calca. Forse. Oggi, in un’udienza pubblica, i familiari delle vittime saranno informati sui termini dell’accordo, che sarà definito nelle prossime settimane. Tra loro anche Nadia Zanacchi, mamma di Giulia Minola. Sette anni di battaglie per avere giustizia sulla morte della figlia, strappata alla vita in un momento di gioia, tra migliaia di giovani arrivati da tutta Europa a Duisburg per la Loveparade, il maxi-festival di musica dove il sovraffollamento si è rivelato mortale. Un epilogo, quello preannunciato, che «lascia l’amaro in bocca», riconosce Daniel Henneke Sellerio.