Stadio, la
scommessa
mancata per la città

Lo stadio Mario Rigamonti è da anni al centro della discussione politica e a un passo dall’essere abbandonato per un nuovo impianto
Lo stadio Mario Rigamonti è da anni al centro della discussione politica e a un passo dall’essere abbandonato per un nuovo impianto
Mimmo Varone 10.10.2018

Che il Rigamonti abbia fatto il suo tempo da un pezzo, è un dato di fatto tale da spingere il sindaco Emilio Del Bono a fare del nuovo stadio una priorità assoluta della suo secondo quinquennio alla guida della Loggia. L’impresa è nell’agenda del Comune dagli ultimi quattro lustri, che hanno visto alternarsi i sindaci Paolo Corsini per due tornate dal ’98 al 2008, Adriano Paroli e infine Del Bono. Soprattutto al tempo di Corsini l’obiettivo sembrava a portata di mano. Ma proprio mentre si discuteva dei dettagli tecnici è esploso il big bang della crisi con il crac di Lehman Brothers. La bancarotta della banca d’affari ha travolto per un decennio il mondo economico e finanziario, e anche il successivo tentativo di Paroli ne ha scontato le conseguenze. Ora, però, gli investitori si rifanno vivi, e chissà che il terzo tentativo in corso con la cordata di otto professionisti australiani non sortisca un risultato. Ma questa è cronaca dell’oggi. Tornare a quanto accaduto negli ultimi vent’anni, invece, può essere utile per capire cosa riservi il futuro prossimo. La storia comincia negli anni 2001-03, con un’azione di B-Consulting collegata a Lehman Brothers per la realizzazione a Castenedolo, su terreno di Casa di Dio, dell’avveniristico Global Center. Era il tempo dei sindaci Corsini di Brescia e Gianbattista Groli di Castenedolo, che fecero, entrambi, la loro parte fino in fondo. «Con me e il vicesindaco Giuseppe Onofri – ricorda Corsini – il ruolo del Comune era fare in modo che l’opera pia rendesse disponibili le sue aree vicinissime alla città, alla metro e alle autostrade. Lo abbiamo fatto agendo sul Cda di Casa di Dio perchè venissero destinate a funzioni sportive di concerto con Castenedolo e la Provincia». Dopodichè venne realizzato il progetto con la collaborazione dello Studio di Mario Abba. A quel punto il ruolo della Loggia finisce e la palla passa a Castenedolo e al fondo B-Consulting che puntava a realizzare il centro commerciale più grande della Lombardia, legato al D’Annunzio e sul modello di quanto fatto all’aeroporto di Praga peraltro valutato dal gotha finanziario e architettonico all’annuale fiera dell’urbanistica di Cannes come avveniristico progetto pilota firmato dalla spagnola Kkk. Ma proprio nel bel mezzo dell’impresa Lehman Brothers crolla – ricorda Groli -, nel 2007 si apre la lunga crisi, e tra i tanti coinvolge pure il progetto bresciano. Se tutto fosse filato liscio il Brescia Calcio di Gino Corioni avrebbe avuto lo stadio gratis, gli investitori avrebbero ottenuto la concessione commerciale dalla Regione e il Comune di Castenedolo sostanziosi oneri di urbanizzazione. Sul piano tecnico - precisa Groli – era stato siglato un Accordo di programma con Provincia e Regione, B-Consulting aveva partecipato all’asta (vecchia maniera con la candela a esaurimento), e nel fondo era entrata pure Opera srl con il presidente Umberto Cervati e i soci Claudio Galeazzi e Sandro Faustini che tenterà il rilancio con Paroli. Poi la Lehman fa bancarotta e la cordata si scioglie con forti perdite. Memore della vicenda, oggi Groli sostiene che «bisognerebbe lasciar perdere spagnoli e australiani per mettere mano al Rigamonti che il Comune può ristrutturare togliendo la pista di atletica e rimpicciolendolo». Ma non sarà così. Anche Paroli aveva provato una soluzione decentrata con la «Cittadella dello sport» a quello che ora è il Parco delle cave di San Polo. Si ricorderà l’idea, mai tradotta in progetto, di realizzare nei 4 milioni di metri quadrati intorno ai laghetti un palazzetto dello sport, uno stadio e una pista di atletica coperta, «anche per riempire di funzioni un’area enorme a rischio di diventare un Bronx», dice Paroli. Lui è sindaco proprio nel quinquennio 2008-13, il peggiore della crisi finanziaria. «SIAMO ARRIVATI alla firma del documento con Faustini, contenente un accordo sulle volumetrie e sullo stadio da fare – sottolinea l’ex sindaco -, peccato che nel tempo intercorso tra l’accordo e la finalizzazione amministrativa il mondo sia cambiato, la Slp abbia perso gran parte del valore e si sia dovuta rivedere la posta in gioco». I conti per costruire uno stadio da dare al Comune non potevano più tornare e insomma, «potevamo prevedere ma non realizzare». Paroli, in ogni caso, resta fermo nella sua idea, e trova del tutto sbagliato insistere su Mompiano. Pur consapevole che la strada verso la «Cittadella dello sport» si è fatta complicata, «se si vuole mantenere il sito del Rigamonti si faccia solo lo stadio senza aggiungere altro – dice -, ed evitiamo le speculazioni degli australiani». Ora si apre un capitolo tutto nuovo, che suona come accattivante scommessa per la Brescia del futuro prossimo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA