Città Scuole di successo, la provincia batte la cittàCittà | Città

Scuole di successo,
la provincia
batte la città

Magda Biglia 09.11.2018

Vincono le scuole di provincia, tra le paritarie spicca il Don Bosco e si classifica la Madonna della Neve. È ancora il Bagatta di Desenzano a tenere saldo il primato dei licei classici nel Bresciano, l’Arnaldo di corso Magenta arriva eterno secondo, seguito dal Fermi, altro lacustre di Salò, e dalla Madonna della Neve di Adro. Ma anche al vertice degli scientifici non sta un cittadino bensì il Don Milani di Montichiari, cui segue il Marzoli di Palazzolo lasciando il Calini arriva terzo, il Copernico settimo. Una classifica che abbraccia l’intera provincia e disegna una fotografia veritiera della situazione provinciale per le scuole. Per le Scienze umane svetta il Capirola di Leno davanti al Gigli di Rovato, col De Andrè sesto e il Gambara settimo; per il linguistico il Leonardo è secondo dopo il Fermi. Nel tecnico economico il Lunardi è terzo dopo il Bazoli di Desenzano e il Levi di Sarezzo; nel tecnologico troviamo il Castelli in quarta posizione dopo Beretta di Gardone Valtrompia, Capirola di Leno, Antonietti di Iseo. Questa è una graduatoria che parte dai successi degli iscritti all’università, ma se si guarda invece ai risultati sull’occupazione nei tecnici economici sta sul podio più alto il Perlasca di Idro, accompagnato in basso dal Mantegna cittadino, secondo anche per i tecnici dei servizi dopo il Caterina De Medici di Gardone Riviera. Il Fortuny è quinto, lo Sraffa sesto, il Golgi ottavo.

FINALMENTE NELL’INDIRIZZO tecnico tecnologico approdiamo in città: si vedono il Don Bosco primo, il Castelli secondo, ma nel professionale dell’industria al top sta l’Antonietti, con Beretta e Levi, e il Castelli è ottavo. In generale le paritarie bresciane figurano abbastanza indietro nelle classifiche, anche quelle bypassate dalle periferiche, come l’Arici quinto nei classici con Madonna delle Neve di Adro quarto. Sono i risultati dell’annuale report di Eduscopio della Fondazione Agnelli che stila la graduatoria delle scuole italiane in base da un lato al passaggio universitario, dall’altro alla capacità di avviare a un lavoro in breve tempo e coerente con gli studi. I dati che riportiamo, considerato un arco di trenta chilometri dal capoluogo, vanno dal 2012-13 al 2014-15. Ci sono alcune variabili di cui non si può rilevare l’incidenza, per esempio, rispetto al lavoro, il contesto del mercato che in tutta la regione Lombardia (realmente da primato) vede occupata entro tre anni più della metà dei diplomati contro la media di un terzo a livello nazionale. Le occupazioni in ogni caso sono in maggioranza saltuarie, e di almeno sei mesi, con il 5 per cento in meno per le femmine che invece sono il 56 per cento di chi ha conquistato il fatidico pezzo di carta. Lo studio ha analizzato un milione e 260mila diplomati di 7mila scuole nel Paese, con il consueto obiettivo di dare alcune indicazioni alle famiglie e agli istituti stessi per la valutazione del loro impegno.

HA UTILIZZATO vari criteri sintetizzandoli nell’indice Fga. Quest’anno ha introdotto una nuova voce, la regolarità del percorso, ovvero quanti alunni escono alla fine senza bocciature. Può essere un elemento positivo oppure negativo: per esempio è stato rilevato che i licei classici ritenuti più selettivi e severi, perché concludono il ciclo meno ragazzi, sono giudicati più appetibili dalle famiglie. Nell’indagine non sono contemplati i licei artistici perché tra le fonti universitarie non figurano le accademie.

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