Scuola e problemi
irrisolti, preoccupa
l’incognita docenti

Aula
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Magda Biglia 25.09.2018

Un’altra settimana al cardiopalma attende le scuole bresciane. Le forti preoccupazioni di presidi e segreterie sono risultate evidenti dalla folta e vivace partecipazione, ieri mattina, a una conferenza di servizio loro dedicata al Tartaglia dal dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Giuseppe Bonelli, con la straordinaria partecipazione di due dirigenti regionali, Morena Modenini e Luca Volonté. Al centro il pericolo di un ribaltamento delle supplenze già avviate in quasi tutte le scuole, a causa di possibili nuovi inserimenti in graduatoria o di passaggi da una graduatoria all’altra, in meglio e in peggio. Pochissimi sono i cambiamenti attesi nelle graduatorie triennali che ogni anno vanno riapprovate a Roma, ma gli scorrimenti autorizzati potrebbero provocare uno tsunami. Gli elenchi con i punteggi non sono ancora stati pubblicati, nonostante la scadenza del 21 settembre, e i presidi temono di dover rifare da capo. Non si tratta di numeri da poco, visto che dalle fasce, seconda e terza, che spettano ai singoli istituti devono alla fine essere attinti oltre mille posti nei cinque ambiti della provincia.

PARLIAMO di 50 docenti al Capirola di Leno, di 30 alla Pastori, di 24 al Cerebotani di Lonato, senza parlare delle voragini di alcuni comprensivi periferici e della situazione similare del personale Ata. Ancora bloccato il sostegno perché, mancando gli specializzati, i docenti vanno scelti dalle liste delle altre materie, comparando i punteggi, ma quelle liste non sono note. Hanno i capelli in piedi i presidi che dovranno disfare quanto fatto ma anche quelli che hanno aspettato a coprire le cattedre arrangiandosi: la faccenda si fa lunga. Che cosa può far cambiare le classifiche? La conquista di un’abilitazione rispetto all’anno scorso, ma soprattutto il risultato dei tanti ricorsi in ballo. Ci sono i diplomati magistrali, il cui titolo a suo tempo aveva valore, mentre oggi serve la laurea per insegnare alle primarie, i tecnici il cui titolo pure era stato ritenuto abilitante, smentito dal Consiglio di Stato. «Per mantenere il posto e la nomina deve esserci una sentenza, non basta avere presentato ricorso o aver chiesto appello. E la nomina eventuale in ruolo sarà valida solo con sentenza definitiva, altrimenti resta la riserva» ha chiarito Volontè.

E C’È UN ALTRO inghippo. I prof potevano effettuare richiesta in venti scuole. Se ognuna fa da sé, la scuola rischia di perdere ore perché l’interessato temporeggia in attesa dell’offerta migliore, il docente invece rischia di accettare una proposta che poi risulterà peggiore di un’altra. E di mezzo ci sta il ricambio che peserà sugli studenti, alla faccia della continuità didattica. La soluzione regionale suggerita è stata quella di fissare una data sincrona per le chiamate di ciascuna materia e procedere tutti assieme, con un gong, stesso luogo, stessa ora, tenendo valida quella graduatoria che un momento dopo però potrà essere diversa. Soluzione giudicata inattuabile: troppo vasta la provincia e troppa la mole di lavoro per le segreterie. Tra l’altro, una quarantina di dirigenti regge due istituti o due comprensivi. La suspense prosegue.