Scomparso Soffiantini
Industriale
«illuminato»

Giuseppe Soffiantini, imprenditore di Manerbio, è scomparso all’età di 83 anni: domani i funerali
Giuseppe Soffiantini, imprenditore di Manerbio, è scomparso all’età di 83 anni: domani i funerali (BATCH)
Franco Piovani 13.03.2018

È notte fonda, una delle notti più buie e fredde dell’inverno del 1998. Giuseppe Soffiantini esce dall’ingresso di villa di via Brescia abbracciando la moglie Adele per salutare la piccola folla di manerbiesi che si è formata all’ingresso. Scatta l’applauso. Al suo fianco c’è il maggiore della compagnia dei carabinieri Michele Randolfi, dietro i figli commossi. L’imprenditore ha la barba da eremita, l’orecchio sfregiato, lo sguardo provato e un look a dir poco informale. Eppure anche senza il suo completo blu con cravatta regimental, la sua «divisa di ordinanza», mantiene la sua solita eleganza, raffinatezza e dignità. È la notte della liberazione del sequestro, quella che le persone che hanno conosciuto e voluto bene all’imprenditore conserveranno nell’animo, specie ora che Soffiantini non c’è più. L’IMPRENDITORE è morto ieri mattina alla Poliambulanza dove era ricoverato per complicazioni cardiache. Tradito dal cuore che lo aveva sostenuto durante l’interminabile sequestro durato 237 giorni. Aveva compiuto 83 anni il 6 marzo. Meno di un anno fa era morta la moglie. L’ultima uscita pubblica dell’imprenditore era stata nell'autunno scorso, quando aveva assistito al concerto del civico corpo bandistico Santa Cecilia dedicato alla consorte che aveva a lungo guidato il sodalizio musicale. Soffiantini era presente, lucido, commosso e come sempre elegante. La sua vita da pensionato era scandita dalla messa domenicale, l’aperitivo al bar con gli amici, le passeggiate con i nipoti e l’hobby del giardinaggio nel parco della sua villa. Prima del sequestro, Soffiantini era conosciuto solo per la sua parabola imprenditoriale, un esempio di self made man, un uomo che si è fatto da solo. Figlio di una ragazza madre aveva cominciato a lavorare allo spaccio della Marzotto, poi aveva deciso di diventare commesso viaggiatore, il trampolino che in breve lo avrebbe portato ai vertici di gruppo tessile con 210 dipendenti, epicentro di un cosmo di aziende legate all’indotto che davano lavoro 510 persone. Nel 1995, apice del successo la holding fatturava 90 miliardi di lire Il frutto di un cammino iniziato a ventisette anni, quando Soffiantini fonda con un paio di amici una piccola attività imprenditoriale, la Confezioni Manerbiesi. L' azienda vola e nel '74 l' imprenditore si allarga fondando la Lindor Confezioni, complementare alla Confezioni Manerbiesi, che esporta in tutto il mondo abbigliamento femminile. Anno dopo anno Soffiantini riesce a costruire una fitta rete di piccole imprese collegate. Nell' 1988 con il figlio Giordano costituisce la società Jordan, catena di negozi di abbigliamento. E nel '93 promuove e dirige la costituzione di una cooperativa in Sardegna, la Confezioni Corallo, in una zona depressa del Nuorese, dove sono occupate 55 persone. Sofferente di cuore - aveva subìto anche un intervento di by-pass coronarico - non si è era mai risparmiato nella vita sociale: presidente dell'Ente fiera di Brescia, presidente della società di calcio Virtus. Dopo il sequestro che aveva minato le risorse finanziarie della famiglia, iniziò il lento declino dell’azienda ora in concordato preventivo. A Manerbio si ricordano soprattutto le sue opere di solidarietà e mecenatismo. «SENZA il suo contributo - ricorda il parroco don Tino Clemente - non avremmo mai potuto realizzare il restauro del dipinto del Moretto pala dell'altare maggiore nella chiesa di San Lorenzo». La salma di Soffiantini - che lascia i figli Paolo, Giordano e Carlo è composta nella camera ardente della Poliambulanza. Questo pomeriggio alle 17 è in programma la veglia di preghiera. I funerali saranno celebrati domani alle 11 nella chiesa di Manerbio. •

CORRELATI