Riscossione,
Brescia viaggia
a due velocità

Brescia scala la classifica nazionale per la riscossione dei tributi
Brescia scala la classifica nazionale per la riscossione dei tributi
Manuel Venturi06.11.2017

I bilanci dei Comuni italiani soffrono, tra tagli e difficoltà legate alla crisi economica degli ultimi anni. Ma c’è una sorta di debito nascosto, che rischia di portare molte grandi città al fallimento: è la mancata riscossione di tributi, tariffe e multe.

In totale, nel 2016, i capoluoghi di provincia italiani avrebbero dovuto riscuotere complessivamente quasi 17 miliardi di euro (di cui 12 miliardi 418 milioni solo dalle imposte), ma nelle casse dei Comuni sono entrati solamente 11 miliardi 578 milioni di euro. Una differenza di ben 5 miliardi 379 milioni di euro, arretrati che solo in minima parte si possono spiegare con il ritardo fisiologico di alcuni pagamenti, come le multe emesse a dicembre e pagate l’anno successivo o i calendari della Tari o dell’addizionale Irpef.

I dati arrivano da un’indagine del «Sole 24 Ore» ed è basata sugli ultimi certificati di bilancio consuntivo dei Comuni, relativi all’anno 2016. Sul versante dei tributi (Imu, Tasi, Irpef e proventi assimilati), Brescia può vantare una buona posizione nella classifica nazionale ed è in risalita rispetto agli anni scorsi. La Leonessa è al 48 esimo posto tra i 104 capoluoghi di provincia italiani (mancano Rieti e Messina: al primo posto c’è Trento, che vanta una riscossione pari al 99,5 per cento dei tributi), mentre nel 2013 era al 73 esimo: in tre anni è migliorata anche la capacità di riscossione dei tributi, passata dal 65,5 per cento del 2013 al 77,9 per cento del 2016. Questo pone Brescia al di sopra della media nazionale, che si attesta al 73,2 per cento: per il nostro capoluogo, gli accertamenti delle entrate tributarie nel 2016 ammontavano a 143,5 milioni di euro e nelle casse della Loggia sono entrati 111,9 milioni. Per quanto riguarda la percentuale di riscossione delle entrate da servizi pubblici, affitti e vendite di beni degli enti comunali, nel 2016 Brescia si piazza all’87 esimo posto, lontana dalla media italiana: 53,5 per cento di riscossioni, contro il 66,8 per cento della media di tutti i capoluoghi.

Ciò significa che, a fronte di accertamenti per 35,5 milioni di euro, il Comune ha incassato solo 19 milioni di euro, ossia poco più della metà. A livello lombardo, Brescia è undicesima su 12 province e fa meglio solo di Como, ferma al 49,3 per cento di riscossioni.

CAPITOLO MULTE. Questa è la voce più critica per gran parte delle città italiane: il totale delle multe - stradali e derivate da altre attività di controllo degli illeciti – per il 2016 è stato di un miliardo 706 milioni di euro per tutti i capoluoghi della penisola, ma nei bilanci dei Comuni sono entrati solo 599 milioni di euro, vale a dire il 35,1 per cento del totale. In questa graduatoria, Brescia è a metà classifica, al 54 esimo posto, ma riscuote più della media nazionale: su 16,8 milioni di euro di multe, la Loggia ha incassato 7,4 milioni, il 44,1 per cento. A livello lombardo, la Leonessa è ottava e precede Pavia, Milano, Como e Lodi: le ultime due città sono tra le peggiori d’Italia per la riscossione delle multe, con una percentuale rispettivamente del 18,6 e del 13,5 per cento. Se Brescia è migliorata negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la riscossione delle imposte, lo stesso non si può dire per le grandi città. Secondo l’analisi di Gianni Trovati, che ha curato la ricerca del Sole, sono soprattutto alcune grandi città a soffrire: Roma riscuote poco più del 65 per cento dei tributi e ha un «buco» di oltre 900 milioni di euro, mentre a Napoli mancano all’appello 245 milioni e, secondo la Corte dei Conti, il Comune ha recuperato l’1,75 per cento.

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