Quest’Italia orfana dei Mondiali

STEFANO VALENTINI 14.06.2018

Dalla Russia con dolore, e non solo per il calcio. Quando, nel pomeriggio di oggi, a Mosca comincerà il primo Mondiale senza l’Italia dopo cinquantasei anni di ininterrotta presenza al più popolare evento sportivo nel calendario internazionale ogni quattro anni, purtroppo ci renderemo conto di che cosa significa aver perso una così importante opportunità. Viviamo giorni di polemica politica in casa fra i soliti guelfi e ghibellini in lotta perfino sull’immigrazione, dove pure il comportamento fin qui seguito dall’Italia, sempre pronta a salvare e accogliere le vite degli altri, è esemplare rispetto all’ignavia di tutto il resto d’Europa. E viviamo l’ipocrita reazione anti-italiana degli altri Stati con la coscienza sporca, indotti a voler isolare l’unico grido di dolore che si leva dal Mediterraneo per invocare l’aiuto dell’intero continente allo sforzo, finora, unicamente e orgogliosamente italiano. Mai come ora, dunque, avremmo bisogno di abbracciarci per i gol degli Azzurri. Di cantare Mameli con loro all’inizio delle sfide. Di sentirci quello che siamo: fratelli d’Italia all’ombra dei Tricolori che sventolano, dei clacson che suonano dopo le vittorie, delle discussioni di fronte al televisore dove scorrono e corrono i nostri undici beniamini su un campo di erba e di sogni. Attacco e difesa, un catenaccio d’amore che ci fa sentire uniti, specie nei momenti in cui più dovremmo esserlo, cioè quando l’economia ancora non decolla, la percezione d’insicurezza resta alta, il destino europeo appare sempre più distante dalle speranze della gente. Niente come un Mondiale (e possiamo ben saperlo, avendone vinti ben quattro: solo il Brasile ha un trofeo in più), diventa un’occasione unica di gioia nazionale. È una palestra senza confini per mettere in gioco la nostra identità, per «stringerci a coorte» anche nelle ore di sconforto e di sconfitta. Ma noi, stavolta, non ci saremo. Non saremo al centro del mondo per un lungo e amaro periodo di tempo. Non si parlerà delle nostre bellezze e delle nostre eccellenze. Non si citeranno la moda e il cibo, la cultura e il nostro dolce stile di vita, tutto ciò che fa dell’Italia un incanto universale. Proviamo, allora, a imparare la lezione russa per mai più ripeterla: il mondo è la nostra patria naturale. Il Mondiale è il momento di allegria e di passione in cui la nazione si rispecchia nella Nazionale e nella sua storia di gloria e di pianti. E oggi di rimpianti.