Psichiatria, l’ambiente influenza la terapia

Il tavolo dei relatori all’Ats  per l’incontro sulla salute mentale
Il tavolo dei relatori all’Ats per l’incontro sulla salute mentale
LI.CE. 15.12.2018

Meno pillole, più attenzione alla persona. Perché l’ambiente in cui è inserita conta quanto - se non più - della chimica innescata dai farmaci. Questo il salto cui è chiamata la psichiatria a Brescia, di cui si è parlato nella conferenza annuale per la salute mentale in Ats. «Possiamo somministrare la terapia più accurata ed efficace, ma se la persona in cura viene rimessa in un ambiente ostile i problemi mentali riappaiono», avverte Andrea Materzanini, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asst Franciacorta. LO DICEVA già Aristotele che l’uomo è un animale sociale, lo confermano i tanti progetti fioriti sul territorio in rete fra i servizi per la salute mentale, le cooperative e il terzo settore, per assicurare a chi vive il disagio mentale opportunità di lavoro e inclusione. «Sul nostro territorio si fanno tante cose, forse non si conoscono nemmeno tutte – prosegue Materzanini -. Il nostro prossimo passo deve essere quello di fare cultura, per “preparare” l’ambiente a quello che noi facciamo. In fondo cos’è l’inclusione, se non mettere insieme emozioni, vite, ovvero le molteplici parti del caos?». E proprio sul filone del benessere mentale è stata presentata in anteprima una ricerca condotta dal Dipartimento di salute mentale degli Spedali Civili, diretto da Antonio Vita, che ha indagato il livello di benessere di 375 pazienti con gravi disturbi psichiatrici dei due centri psicosociali, comparandoli con un gruppo di controllo di 274 soggetti «sani». Con un questionario è stato valutato il livello di benessere inteso come percezione di felicità, di qualità della vita, di senso, scopo e realizzazione personale e sociale. «È emerso innanzitutto che l’assenza di psicopatologia non è né necessaria né sufficiente per garantire una vita felice e produttiva», spiega Vita. I pazienti psichiatrici sono risultati avere un valore significativamente inferiore di benessere personale, sociale e psicologico rispetto ai controlli (29 per cento gli «appagati» fra i pazienti contro il 53 per cento dei sani), «ma fa riflettere che più di un terzo dei soggetti di controllo senza patologie psichiatriche non raggiunga il benessere mentale, inteso come scopo, senso e pienezza della vita, e viceversa un terzo dei pazienti con grave disturbo psichiatrico sia proprio in questo stato positivo», fa notare Vita. INTERESSANTI le variabili che possono influenzare la percezione dello «stare bene»: a pesare di più in negativo sono il vivere da soli, senza supporti sociali, e l’essere donna (rispetto agli uomini le donne presentano una minore gravità dei sintomi ma una maggiore percezione di malessere). Mentre in positivo ad aiutare il benessere sono un introito economico e l’assenza di patologie organiche. Le persone con disturbo bipolare sono quelle che si avvicinano di più alla normalità nella percezione della vita. Non così le persone con schizofrenia, e nemmeno i depressi che hanno un basso livello di benessere, anche al di fuori dell’episodio depressivo. Mentre chi è affetto da disturbi della personalità di spettro borderline ha la percezione peggiore di tutti gli altri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA