«Provincia sempre
utile. Senza,
tutto è difficile»

Pierluigi Mottinelli è il presidente della Provincia di Brescia in carica
Pierluigi Mottinelli è il presidente della Provincia di Brescia in carica
Luciano Costa06.11.2017

La prima domenica di ottobre ha spiegato al nuovo vescovo, monsignor Pierantonio Tremolada, pronto a prendere confidenza con Brescia, che avrebbe trovato un popolo fiero delle sue tradizioni e della sua fede; che intorno a lui c’erano paesi grandi e piccoli tutti degni d’essere visitati e pronti ad accoglierlo; che ogni persona porta con sé pagine di storia importanti; che Brescia e la sua provincia sono fiere della civiltà interpretata.

Pierluigi Mottinelli, quel giorno, ha esibito la fascia blu destinata ai Presidenti di Provincia, croce e delizia di un potere forse in via d’estinzione, ma pur sempre attuale. «Tanto attuale - dice - da farlo considerare utile non solo al locale, ma alla stessa Regione, che di provincia si nutre e che alla Provincia chiede di garantirle vicinanza e visibilità». Il, vescovo, ovviamente, arrivava in terra bresciana senza per questo chiedere visibilità. «In effetti - aggiunge -, al nuovo vescovo sono andato a porgere un benvenuto non casuale insieme all’auspicio di sentirlo parte attiva di una società che reclama certezze, vuole essere compresa e accettata nel suo insieme senza diffidenze e senza differenze».

Tutto ciò premesso, che senso ha parlare di una Provincia ridimensionata e buona, almeno per il momento, per tappare buche sulle strade, imporre limiti di velocità in prossimità di raccordi, curare gli edifici scolastici, forse sostenere un poco la cultura e poco altro?

«Ha senso se la consideriamo ente intermedio e non inutile, che vale per quel che dà alla comunità in fatto di servizi, utile come braccio operativo della Regione, garanzia dei valori istituzionali, buona per sostenere la cultura e la sua lodevole distribuzione tra paesi e città e, perché no, in grado di sorreggere le funzioni dello Stato. In attesa di una riforma chiara, globale e definitiva basta e avanza. Certo, si vive più alla giornata che secondo programmi definiti. Però è indubbio che senza la Provincia attiva e funzionale, sarebbe tutto più difficile».

Lo dice convinto o è solo un modo per difendere il suo ruolo?

«Sono convinto dell’utilità della Provincia, in particolare di questa Provincia. Quanto al ruolo, che considero un servizio, dico che è necessario svolgerlo secondo coscienza e senso di responsabilità. Mentirei se dicessi che non mi interessa. Mi interessa, soprattutto perché mi rendo conto ogni giorno, con insistenza e riscontri oggettivi, che senza un presidente, di fatto il sindaco dei sindaci dell’intera provincia, tutto sarebbe più difficile. In fondo, in Regione, magari anche a Roma, ci ascoltano perché siamo depositari di istanze e problemi che provengono dal territorio. Ciò non toglie che se domani decidessero di fare a meno della Provincia, o anche solo del suo presidente in carica, toglierei il disturbo sicuro di aver fatto il mio dovere fino in fondo».

E se le offrissero, così, per addolcire la pillola dell’abbandono, un posto in lista per la Regione o per il Parlamento, cosa risponderebbe?

«Se fossi in giornata buona direi che “qui sto benissimo”, quindi non ho bisogno di altro. Se fossi in una di quelle in cui tutti chiedono e non ho nulla da concedere, risponderei “eccomi, sono disponibile”. Se invece mi capitasse di usare buon senso e intelligenza, chiederei tempo per riflettere e pensare per poi iniziare a ragionare se e come si possa concretizzare la proposta. Siccome per ora non ci sono avvisaglie, continuo a fare il presidente e ribadisco che aver scelto un partito e di stare dentro il partito, nel mio caso il Partito Democratico: dico che sarà il partito e la gente che gli dà credito a decidere una mia eventuale candidatura con destinazione Milano oppure Roma».

Allora, dato che è così attaccato alla Provincia, ci dica come sta…

«Non benissimo, ma neanche troppo male. Mancano risorse, ma quelle che ci sono date le usiamo con molta avvedutezza. Per gli edifici scolastici ci sono piani di intervento che stiamo rispettando, per le strade, croce e delizia di ogni amministrazione, interveniamo subito quando è evidente la necessità, quasi subito se si può programmare, appena è possibile se si tratta di modifiche non impellenti. Per la cultura osiamo aiuti spulciando tra le pieghe del bilancio. Però, limitare la definizione dello stato di salute di un ente a tre o quattro voci soltanto mi sembra riduttivo. Soprattutto perché abbiamo occhi di riguardo per ogni aspetto che identifica la provincia geografica e la Provincia come istituzione. Soprattutto, siamo al fianco dei sindaci nel loro difficile impegno quotidiano. Ecco: i Comuni e il loro futuro sono la grande sfida che ci deve vedere protagonisti».

Magari per sopprimerne alcuni, o unificarli, accorparli. Però, l’esito del recente referendum in Alta Valcamonica dice il contrario. O no?

«Direi che è stato un tentativo non riuscito, che non penalizza la bontà dell’insieme. Ponte di Legno, Temù e Vione hanno posto sul tappeto il problema della gestione di fronte alla carenza di mezzi a disposizione. L’unione avrebbe consentito omogeneità di impegni e interventi, forse anche risparmi. Ma la gente, almeno quella non abituata alle grandi questioni, ha temuto di perdere le proprie radici. Da qui il no, che mi ostino a considerare un monito su cui riflettere e non un divieto a ripensare l’avventura unitaria. Sarebbe opportuno, nel caso si ritentasse l’avventura, di allargare la proposta a chi è rimasto alla finestra. Vezza d’Oglio, Incudine e Monno sono Alta Valcamonica e non una sua appendice. Quindi, se funzione l’Unione dei Comuni, che li raggruppa tutti e sei, non vedo perché non dovrebbe funzionare un Comune fatto di sei territori».

Però, c’è già chi dice che il futuro è andare col Trentino…

«Ognuno può dire quel che vuole. Ma il problema non è andare dove sembra si stia meglio, ma fare in modo che il meglio sia vissuto dove abitiamo».

Tutto qui?

«Direi di sì, almeno sulla questione che ipotizza fughe verso il Nord. Per il resto, presiedo un cantiere impegnato a fare e a fare bene. In attesa di sapere se la Provincia avrà futuro, per fare cosa e per quali finalità, mi compete dirigere una barca sulla quale, con molto coraggio, viaggiano sindaci delegati a rappresentare altri sindaci avendo l’onore, ma soprattutto l’onere, di gestire al meglio risorse che facciano crescere bene l’intera provincia».

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