Città Profughi, un futuro sempre più incertoCittà | Città

Profughi, un
futuro sempre
più incerto

Magda Biglia 09.11.2018

Diventa allarme a Brescia, dopo il passaggio parlamentare del decreto Sicurezza, la preoccupazione già ampiamente diffusa sulle conseguenze delle nuove norme per i richiedenti asilo. Sono 1901 attualmente nel territorio, più 425 nelle strutture degli Sprar e la loro sorte appare sempre più incerta. Più rigidi sono i paletti introdotti per avere un sì dalla commissione ad hoc e, se si considera che la stragrande maggioranza di coloro che hanno avuto il permesso lo hanno avuto per motivi umanitari, formula che dovrebbe venire praticamente soppressa, si teme che, esaurita la durata di due anni, si vedranno rigettare la proroga. Che fine faranno tutti questi respinti, assieme ai respinti della commissione? Il rimpatrio appare difficile, almeno sinora, e la scomparsa «ufficiale» di queste persone potrebbe rivelarsi un problema di grosse proporzioni. «Ci sarà un forte aumento di irregolari di cui non si saprà più niente, mentre ora la situazione è sotto controllo. Gli Sprar che avviano all’integrazione sono un forte elemento di depotenziamento di possibili conflitti sociali» sottolinea Agostino Zanotti, coordinatore dei gruppi dei 13 progetti per 38 enti locali nel Bresciano. «Il ridimensionamento dello Sprar, che ha garantito in questi anni percorsi virtuosi, riconosciuti da esponenti di tutte le principali forze politiche e a livello europeo considerato un modello di eccellenza, determinerà il rischio, concreto, che molti richiedenti asilo siano indirizzati all’interno di centri di accoglienza gestiti da privati che, come le cronache degli ultimi anni ci hanno raccontato, non offrono servizi adeguati, sono caratterizzati da gestioni poco trasparenti, e dove il ruolo dell’Ente locale e quindi dell’intera comunità è pressoché nullo» scrive un appello ai parlamentari firmato da Comunità di Sant’Egidio, Acli, Centro Astalli, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Casa della Carità di Milano, FCEI ( Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Tavola Valdese, Fondazione Migrantes. Anche Caritas (che si occupa di 197 migranti, di 147 in 28 parrocchie) ha aderito all’ appello, in cui si mettono in luce i rischi del decreto: «Si va generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà la propensione all’illegalità e renderà più fragile la coesione sociale anche per le famiglie italiane, mentre per le imprese diverrà più difficile reperire legalmente mano d’opera giovane e motivata, a esclusivo vantaggio dei pochi imprenditori disonesti e della criminalità organizzata». «Al momento è presto per capire i risvolti del decreto- dichiara il prefetto Annunziato Vardè-. Il nuovo bando dovrà raccogliere le indicazioni di un nuovo capitolato ministeriale».

LA SCADENZA dovrebbe essere al 31 dicembre, con possibile proroga ad aprile. Sono 30 al momento le realtà che ospitano i 1901 profughi, di cui 486 in città ma, con il blocco degli arrivi, già un 300 posti sono liberi. Danno lavoro circa a 250 giovani il cui destino è pure in forse a questo punto. Lo evidenzia Dante Mantovani, portavoce del Forum delle associazioni. «Con la riduzione prevista del rimborso giornaliero, non più 35 euro, si dovranno ridurre i servizi che vengono forniti, e scadrà molto la qualità. Le cooperative più grandi potranno ricollocare gli operatori ma le più piccole faranno fatica». Mantovani stigmatizza pure la presa di posizione regionale contro l’impiego dei rifugiati in lavori socialmente utili. Le associazioni si sono riunite ieri e venerdì proporranno un altro incontro aperto per insistere sull’importanza di un impegno la cui efficacia viene messa in pericolo.

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