Città Polmonite, caccia aperta al batterioCittà | Città

Polmonite,
caccia aperta
al batterio

L’ospedale di Montichiari dell’Asst Spedali Civili nel quale è ricoverato il maggior numero di contagiati
L’ospedale di Montichiari dell’Asst Spedali Civili nel quale è ricoverato il maggior numero di contagiati
Valerio Morabito 10.09.2018

Valerio Morabito Tra rassicurazioni delle autorità sanitarie, gli accertamenti della procura e l’ apprensione mista a indignazione della popolazione, l’epidemia di polmonite nella Bassa Bresciana non concede tregua. Soltanto ieri sono state ricoverate altre 22 persone tra gli ospedali di Manerbio e Montichiari. Polmonite acuta la diagnosi per tutti i pazienti. Tra loro anche una giovane ragazza residente a Montichiari. La quota dei contagi ha superato quota 200 e tra questi figurano anche due persone residenti ad Isorella e una a Calcinato paesi fino a ieri indenni dall’epidemia. IL BATTERIO LA CUI NATURA è ancora sconosciuta ha già fatto due vittime. Si tratta, come già riferito nei giorni scorsi da Bresciaoggi, di pensionato 85enne residente a Carpenedolo morto dopo un’odissea sanitaria in una struttura di lungodegenza a Palazzolo e di una 69enne di Mezzane di Calvisano. Solo su quest’ultima è stata disposta l’autopsia che dovrà chiarire la natura del batterio killer. Sul cittadino carpenedolese - contrariamente alle notizie diffuse dalle autorità sanitarie -, non è stata eseguita alcuna autopsia. Prima della polmonite - hanno voluto precisare i familiari - era in buone condizioni di salute, non è stato realizzato nessun esame autoptico e la salma, dopo il funerale di venerdì, è stata sepolta nel cimitero di Carpenedolo. Gli unici controlli, in realtà, sono stati effettuati nel primo pomeriggio di sabato a casa delle due persone decedute (sia quella di Carpenedolo che quella di Mezzane di Calvisano). Sopralluogo realizzato da personale di Ats, di Acque bresciane (che gestisce il ciclo idrico a Carpenedolo) e Polizia locale. In sostanza, all'interno delle case delle persone decedute, è stata effettuata un'analisi microbiologica. Sono stati effettuati dei campionamenti dal lavello della cucina, bagno, rubinetto della doccia, lavanderia e garage. È stata fatta una descrizione sulla temperatura dell'acqua fredda (registrata dentro la casa a 25°) e calda (registrata al massimo a 57°). Il ph dell'acqua non ha superato la soglia del 7,71 ed il cloro residuo quella dello 0,05. Oggi verrà eseguita un’ulteriore analisi nei laboratori per cercare di capire se la polmonite è stata contratta per l'acqua che scorre in casa, oppure per altri motivi. Contemporaneamente rimangono gravi le condizioni del 55enne di Carpenedolo, il quale è stato ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano per sospetta legionella. Il 55enne dipendente di Poste italiane, è stato trasferito nel capoluogo lombardo nella mattinata di sabato in seguito al peggioramento delle sue condizioni fisiche. Infine, nelle ultime ore, sono stati presi d'assalto gli ambulatori dei medici generici. Sono decine le persone che si stanno recando dal loro medico di base per lamentare sintomi che fanno pensare a nuovi casi di polmonite acuta. Come anticipato nell’edizione di ieri, dell’epidemia si sta occupando anche la procura. NEI NOVE PAESI che rientrano nella zona rossa di massima sorveglianza si moltiplicano le polemiche sui presunti ritardi nella gestione dell’emergenza che potrebbe far slittare l’inizio dell’anno scolastico. I primi accertamenti sono risultati contraddittori. L’ipotesi legionella sembra tramontata: su 71 campioni prelevati da persone ammalate, solo in due casi è stata accertato il contagio del cosiddetto morbo del legionario. Anche la possibilità che il batterio si diffonda attraverso la rete idrica sta diventando remota. Molte delle persone ricoverate negli ospedali di Montichiari e Castiglione utilizzano pozzi privati. L’attenzione ora si è concentrata sulle acque del fiume Chiese e dei suoi affluenti: potrebbero aver veicolato il batterio che sta seminando paura. • © RIPRODUZIONE RISERVATA