Polizia penitenziaria,
l’appello: «Servono
fondi, uomini e mezzi»

All’interno di Canton Mombello sono in corso i lavori per l’automazione di alcuni cancelli della struttura
All’interno di Canton Mombello sono in corso i lavori per l’automazione di alcuni cancelli della struttura
Paola Buizza 11.10.2018

Lavorano il più delle volte chiusi tra le mura di un carcere. Giorno e notte fianco a fianco di detenuti di ogni età, etnia e livello di aggressività. SONO GLI AGENTI della Penitenziaria, tra le forze di polizia quella forse più in ombra, dietro a sbarre che racchiudono mondi a sé. Professionalità sulle quali il Sinappe, Sindacato nazionale autonomo di Polizia Penitenziaria, vuole portare l’attenzione con un convegno interforze organizzato domani mattina al Castello di Desenzano del Garda dal titolo «Carcere e sicurezza, quale mission nella società». Il dibattito, nell’intento del segretario nazionale Antonio Fellone, vuole fare il punto sulle problematiche sociali lombarde, Nerio Fischione (ex Canton Mombello) in primis. Al convegno, che si aprirà col saluto del sindaco di Desenzano, interverranno personaggi di spicco e autorità del mondo della giustizia sul territorio locale e nazionale mentre le conclusioni saranno affidate al presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, l’onorevole Stefano Borghesi. «Per garantire sicurezza, chiediamo sicurezza» spiega Antonio Fellone, segretario del sindacato che a Brescia rappresenta 130 agenti di Polizia Penitenziaria sui 253 operativi (altri 40 sono assenti a vario titolo o distaccati) tra il Nerio Fischione (183, di cui 10 donne) e Verziano (70 di cui 24 donne). «A giugno ci sono stati assegnati 26 nuovi agenti, ma non è stato un beneficio. A fronte degli arrivi, 24 sono stati trasferiti. Siamo sotto di tre unità rispetto al 1° gennaio 2018, considerando anche chi è andato in pensione». La mancanza di organico, se da un lato resta «cronica», come più volte definito dal Sinappe, dall’altro si confronta con un costante sovraffollamento del Nerio Fischione dove, a fronte di una capienza di 230 persone, sono presenti 374 detenuti di cui 204 stranieri. Felloni riconosce il «gran lavoro svolto in questi anni» e ripone fiducia nella professionalità della nuova gestione della casa circondariale (Francesca Paola Lucrezi alla direzione e il commissario Letizia Tognali al comando della Penitenziaria), ora che «sono in atto lavori di ristrutturazione del carcere e l’automazione di alcuni cancelli». Fondi, uomini e mezzi sono però necessari per far fronte alle esigenze e migliorare il servizio. «La numerosa presenza di stranieri, alcuni anche con problemi psichiatrici, rende ulteriormente pericoloso il lavoro. Vanno fatti i complimenti alla professionalità degli agenti, perché nonostante si lavori in una struttura obsoleta per la quale da anni chiediamo la chiusura, riescono a mantenere l’ordine e la sicurezza». MA AGLI agenti servono anche divise - «spesso strappate, dobbiamo anche comprarci le scarpe» - e soprattutto gratifiche. Importante sarà il rinnovo del contratto, che scade il 31 dicembre. Ma al di là dell’aspetto economico, per la Penitenziaria sarebbe importante essere maggiormente coinvolta anche nei servizi d’ordine pubblico. «Lo abbiamo già chiesto al questore - spiega Fellone - . Già facciamo qualcosa allo stadio e per la Mille Miglia. Ci piacerebbe che il Corpo fosse più presente». •