Periferie, Brescia
modello
nazionale

Natalia Danesi14.11.2017

Brescia aggiunge 2 milioni al «tesoretto» per la riqualificazione di Porta Milano, e si fregia anche del titolo di prima classificata in Italia nel «Bando aree urbane degradate» con il progetto di demolizione e ricostruzione della palazzina al civico 140 (vedi a fianco), storico simbolo di decadimento della zona periferica della città. Per questa ragione, il salone Vanvitelliano è stato scelto ieri per ospitare la stipula della convenzione nazionale tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata dal sottosegretario Maria Elena Boschi, e 35 rappresentanti delle prime 46 Amministrazioni comunali classificate in graduatoria.

COME HA spiegato Boschi nel suo intervento, la stipula dà il via libera all’erogazione di 79 milioni del bando che fu pubblicato dal Governo Renzi nel 2015. Inizialmente era previsto un più ampio stanziamento da 210 milioni che potrà essere confermato, tant’è che nelle prossime settimane anche gli altri sindaci sigleranno l’intesa.

Sono stati 870 i progetti presentati, e 451 quelli ammessi nell’ambito dell’iniziativa incardinata - non a caso - nel Dipartimento Pari Opportunità. Non prevede infatti solo la riqualificazione ambientale, è stato spiegato, ma anche iniziative di sviluppo sostenibile, dedicate a stranieri, anziani, vittime di violenza o disabili. Stanziamenti destinati a Comuni grandi, ma anche a piccoli centri.

Il «Bando aree urbane degradate» si inserisce in un ampio progetto del quale fa parte anche il «Bando periferie» che ha assegnato alla Loggia 18 milioni (dei 2,1 miliardi disponibili) per «Oltre la strada», il piano di rigenerazione di via Milano e dintorni realizzato insieme a 15 partner privati di cui le prime azioni sono pronte a partire già nel 2018.

Un’«alleanza Stato - sindaci - ha sostenuto Boschi - che si basa sulla capacità da parte delle Amministrazioni di gestire efficientemente le risorse, sulla collaborazione con il territorio. Che è, anche, una grande sfida di cittadinanza attiva, un’opportunità per portare bellezza dove c’è più disagio. Fa parte della nostra responsabilità locale e nazionale come amministratori, offrire una prospettiva che tenga insieme le comunità».

«Onorato» della scelta di privilegiare un Comune anziché la capitale per la stipula dell’intesa si è detto il sindaco Del Bono. «Ha un valore simbolico firmare in un municipio. Significa riconoscere la storia del nostro Paese e, nel nostro caso, la storia di una città segnata dal Risorgimento». È parere del primo cittadino che sia proprio questa l’occasione per superare l’espressione periferia, termine che un tempo aveva un valore «topografico, e che ora è diventata espressione di un giudizio valoriale». Una parola, per Del Bono, che andrebbe «bandita perché non esistono, in realtà, le periferie ma semplicemente i quartieri, le varie zone della città».

La convenzione che vede Brescia protagonista, secondo il sindaco, rappresenta un importante esempio di alleanza per la rigenerazione: «Significa restituire spazi di vita, strutture architettoniche. Ma anche dare risposte sociali. Offrire un messaggio ambientale. Di sicurezza. E di competitività economica».

L’augurio che arriva da Palazzo Loggia, però, è che ci sia continuità nell’erogazione dei fondi. «Abbiamo bisogno di risorse costanti, progetti a medio termine ma anche prospettive a lungo termine», ha chiuso il primo cittadino citando Renzo Piano. «La città è un’invenzione dell’uomo - ha detto l’architetto - . E noi così vogliamo dimostrare che può essere una buona invenzione. Nella quale la qualità della vita delle persone sia la priorità».

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