Per il referendum
sull’acqua bresciani
al voto il 18 novembre

Chi è a favore di una gestione solo pubblica dell’acqua dovrà votare sì
Chi è a favore di una gestione solo pubblica dell’acqua dovrà votare sì
Cinzia Reboni 29.08.2018

La data è stata fissata: domenica 18 novembre i bresciani saranno chiamati alle urne per il referendum consultivo sull’acqua. In gioco c’è la gestione del servizio idrico integrato fino al 2045. L'opzione è semplice: per sostenere una gestione esclusivamente pubblica bisogna votare sì, per appoggiare l'apertura ai privati, punto qualificante del progetto Acque Bresciane, va barrato il no. Il presidente della Provincia, Pier Luigi Mottinelli, ha firmato lunedì il decreto e oggi, insieme ai rappresentanti del Comitato Acqua Pubblica, verrà dato l’annuncio ufficiale. La data - inizialmente prevista per il 28 ottobre - è slittata di alcune settimane. «È stato un percorso complicato - spiega il portavoce del Comitato, Mariano Mazzacani -. Non tanto sotto il profilo tecnico, in quanto la Provincia si è attenuta in modo oggettivo ai regolamenti vigenti, quanto per i continui intoppi politici che hanno rallentato il processo organizzativo. È un risultato strappato con i denti, che ridà voce ai cittadini». Il lungo percorso intrapreso per arrivare al referendum era iniziato il 22 marzo 2017 con la costituzione del Comitato referendario. Il 22 giugno era stato depositato ufficialmente in Provincia il quesito referendario, giudicato ammissibile in dicembre dalla commissione incaricata ad hoc, che ha approvato il testo: «Volete voi che il gestore unico del servizio idrico integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?». L'ATTIVITÀ è poi proseguita con la raccolta di 55 delibere comunali, in rappresentanza di 300 mila cittadini. Nell’aprile scorso la Provincia ha inserito nel bilancio preventivo 2018 le risorse necessarie allo svolgimento della consultazione referendaria, 1 milione di euro, ed il 28 maggio è stato approvato il regolamento transitorio per poter svolgere il referendum in autunno. «L’atto finale è rappresentato dalla convocazione del referendum, che sancisce il grande risultato di questa battaglia - sottolinea Mazzacani -. Ma non basterà l’esito della consultazione popolare a risolvere il problema: dovremo fare in modo che tutte le Amministrazioni comunali rispettino il voto dei cittadini, e che alla successiva conferenza dei sindaci venga onorato il risultato referendario, stoppando di fatto la privatizzazione del servizio idrico. Attraverso i nostri comitati territoriali chiederemo a tutti i sindaci un impegno scritto, come già fatto nell’ultima campagna elettorale, quando a Brescia Guido Ghidini ed Emilio Del Bono, poi eletto, firmarono l’impegno al rispetto del voto referendario». Nel frattempo, il Comitato annuncia l’inizio della campagna di comunicazione e informazione per il 14 settembre, quando Remo Valsecchi del Forum Nazionale dei Movimenti per l’acqua presenterà un piano di investimenti per l’Ambito Territoriale di Brescia per una gestione totalmente pubblica. «Dimostreremo, conti alla mano, come sia assolutamente sostenibile una gestione in house per la nostra provincia: non dobbiamo dimenticare che tutti gli investimenti vengono pagati col sistema tariffario - sottolinea Mazzacani -. Questo primo incontro, emblematico per la nostra battaglia, avvierà un intenso programma di incontri che saranno organizzati in tutta la provincia, grazie anche al lavoro che i comitati locali stanno portando avanti nelle rispettive aree». Con il «sì» si sono schierate anche l’Acli e l’Ufficio di Pastorale sociale della Diocesi di Brescia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA