Pasini, l’orgoglio
e l’attacco «Basta
clima anti impresa»

Giuseppe Pasini, in apertura dell’assemblea
Giuseppe Pasini, in apertura dell’assemblea
Carlo Cassamali 14.11.2018

«Davanti a tutte le sfide noi ci siamo, non veniamo meno alla responsabilità di essere imprenditori nei confronti dei lavoratori, delle istituzioni, della società civile. Sono convinto che Brescia sia un vero modello per l’Italia, non solo perché innovazione e inclusione sono di casa nelle aziende, ma perché sappiamo farle evolvere con la più grande forza motrice che abbiamo. È la nostra passione, la nostra voglia di fare, il voler investire per far crescere il vero patrimonio: le nostre donne e i nostri uomini. Possiamo trasformare le idee in progetti concreti, non si tratta solo di costruire capannoni o installare macchine, ma di mettere in moto un sistema che produce benessere per la collettività. Questo è il vero scopo dell’impresa, è la nostra missione». Giuseppe Pasini, leader dell’Aib (e del gruppo Feralpi di Lonato), punta sull’orgoglio per rinnovare l’affondo nei confronti di una politica e di un Governo che considera «assenti».

IN APERTURA della parte pubblica dell’annuale assemblea dell’Associazione industriale bresciana - al Brixia Forum, dopo l’inno nazionale con tutta la platea in piedi - il presidente evidenzia le forze del «made in Bs» - terza provincia manifatturiera più specializzata in Europa; 1,1 miliardi di euro di investimenti solo nel 2017 «per rendere le aziende più competitive» - e dice apertamente di non accettare di essere considerati «dei prenditori. Siamo veri imprenditori, creiamo valore. Rappresentiamo la Brescia che lavora, crea occupazione e si conferma protagonista sui mercati internazionali. E rimandiamo al mittente ogni attacco che vuole alimentare un clima anti impresa, quindi anti Italia». Dopodichè parte subito all’offensiva, riscuotendo ripetuti applausi. «Non vedrete esponenti del Governo - dice, vista l’assenza nonostante gli inviti -. Hanno perso una grande opportunità: quella di conoscere da vicino una parte così vitale e strategica del Paese. È un segno allarmante di lontananza, che sottolinea uno scollamento dell’Italia che produce. Se oggi la politica non ci ascolta in questa sede, statene certi: ci ascolterà perchè non mancheremo di farci sentire in tutte le altre sedi». Nel richiamare il titolo delle assise - «Crescita economica, lavoro, benessere» - Pasini affonda un altro colpo su un Governo «assente. Non si accorge di quanto questi temi siamo tanto semplici, quanto cruciali». Parla di «un approccio desolante» e rinnova l’appoggio di Brescia al presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, «perchè abbiamo bisogno di risposte chiare da chi ha la responsabilità di guidare il Paese». Il pressing sulla politica, in più direzioni, prende spunto anche dal grido d’allarme provocato dal fatto che «a Brescia la crescita si è fermata», evidenzia Pasini ricordando il brusco raffreddamento dell’attività industriale (+0,1% destagionalizzato nel terzo trimestre di quest’anno su giugno) in quasi i tutti i settori. «Il trend della provincia è un indicatore che anticipa gli andamenti dell’economia nazionale», analizza Pasini rilanciando le stime al ribasso, anche di Confindustria, e il quadro poco incoraggiante di Eurostat sul Pil per abitante, al 95,3% nel 2017. «L’Italia fa meglio solo di Grecia e Cipro - riflette -. Solo cinque anni fa eravamo superiori alla media europea con un 101,16%. Non è questa la posizione che meritano l’Italia e gli Italiani. Non è questo il ruolo che siamo chiamati a giocare in Europa». Per Pasini «senza Europa non ci sarà futuro. Quando alziamo barriere nazionaliste ci illudiamo e vogliamo illudere gli italiani che ciò sia possibile. La realtà è diversa: ogni spinta reazionaria ci sospinge nuovamente verso un passato che deve appartenere solo alla storia». Per il leader Aib l’Europa va rafforzata, avvicinandola ai cittadini. Questo, però, non significa attaccarla quando siamo richiamati all’ordine». E prendendo spunto dai conti e dalla spesa pubblica Pasini invita «a fare meglio i compiti, senza tante polemiche».

LA BOCCIATURA dell’Esecutivo trova riscontro in una consultazione degli associati. «Dalle trecento risposte emerge un quadro da bollino rosso - spiega Pasini -. L’80% giudica molto negativamente le azioni fin qui fatte dal Governo», dalla politica economica, al decreto dignità fino agli interventi su pensioni e quota 100. Non nasconde la grande preoccupazione «sulle prospettive di crescita e di tenuta dei conti pubblici», ma soprattutto rilancia un tema centrale. «È prioritario ridare dignità agli italiani e per farlo esiste un’unica soluzione: creare lavoro e questo non si fa a suon di decreti - sottolinea -. Serve un approccio responsabile e lungimirante. Introdurre misure assistenzialistiche è, per noi, l’ultima cosa da fare. Noi non vogliamo un Paese in cui è preferibile un sussidio a uno stipendio. Così non si crea benessere, ma solo dipendenza e altra povertà». A questo si accompagna l’importanza di dare centralità ai collaboratori, anche attraverso il welfare aziendale conclude Pasini evidenziando che «chi ha intercettato da subito il nesso tra sviluppo economico e sociale sono state le parti sociali e le nostre università».

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