Omicidio Yaisy
Bonilla. Dieci
anni per Aiello

Yaisy Andres Bonilla Il luogo dove, un anno fa,  si è consumato l’omicidio del giovane di origini colombiane
Yaisy Andres Bonilla Il luogo dove, un anno fa, si è consumato l’omicidio del giovane di origini colombiane
Paola Buizza 19.04.2018

Ha lasciato il tribunale a passi decisi e in silenzio pochi minuti dopo la lettura della sentenza. Il padre di Yaisy Andres Bonilla, 21enne di origini colombiane accoltellato fuori dalla discoteca Disco Volante di Brescia all'alba del 2 aprile 2017, non ha rilasciato dichiarazioni. Se ne è andato con il suo carico di dolore lasciando dietro sé i colpevoli dell'incommensurabile assenza: Anthony Aiello, che vibrò il fendente, condannato a 10 anni di carcere e il coetaneo Mina Henin che gli passò l'arma, condannato a 8 anni. Con i due giovani, accusati di omicidio in concorso, Yaisy Bonilla che del figlio porta anche il nome, ha condiviso gli spazi del tribunale, udienza dopo udienza, sperando in una «pena giusta». Così aveva dichiarato tramite il suo avvocato il mese scorso, quando il pm Teodoro Catananti, al termine della requisitoria, aveva chiesto per Aiello una condanna a 14 anni e un mese e a 9 anni e sei mesi per Henin. E ieri il verdetto è arrivato, ma con esito diverso e pene inferiori rispetto a quelle richieste. IL GIUDICE Alessandro d’Altilia ha riconosciuto le attenuanti generiche e della provocazione mentre a Henin è stato riconosciuto il concorso anomalo. Nei confronti delle costituite parti civili è stata disposta una provvisionale: 50mila euro per il padre di Bonilla e 20mila euro a testa per la sorella e la fidanzata. «Prima di fare ogni valutazione attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza» ha commentato l’avvocato Veronica Zanotti, legale di Aiello. Non intende invece impugnare la sentenza di primo grado l’avvocato Luca Dagnoli che assiste la fidanzata della vittima. Nonostante la pena definita «mite» in relazione all’accusa di omicidio volontario «la mia cliente è soddisfatta dal fatto che ci sia stata una reazione della giustizia verso il crimine, a maggior ragione visto che all’inizio era anche stato posto in dubbio che lei fosse in effetti la fidanzata di Bonilla. A tal proposito - ricorda il legale «ho anche svolto indagini difensive e più persone hanno confermato il legame reale tra i due giovani e già questa è stata una vittoria. Altrimenti si sarebbe vista negare il diritto alla sofferenza». Indipendentemente dalla somma della provvisionale - «20mila euro non sono importanti, importante è il riconoscimento delle responsabilità per un fatto che ha scosso la mia assistita e continua a farlo, perché l’aggressione è avvenuta davanti ai suoi occhi» - c'è soddisfazione per la chiusura di un primo ciclo di giudizio. Nessuna intenzione, però, di ricorrere in appello, ma di chiudere qua una vicenda che ha fatto soffrire troppe persone: «Speriamo che tutte le parti in causa possano trovare pace». La violenza nata dopo una notte passata a trangugiare alcolici e scatenata - forse - per uno spinello negato, era andata in scena pochi minuti prima delle 6 del mattino di domenica 2 aprile. Prima il litigio tra Yaisy ed Anthony, poi il pugno del colombiano, infine la coltellata vendicativa del 23enne di Gussago che squarcia il ventre di Yaisy Bonilla, morto alle 17.20 nel reparto di terapia intensiva della Poliambulanza. •