Occhetto: «Guerra
nel Pd un rischio
per l’intero Paese»

Achille Occhetto, ieri in città per presentare il suo ultimo libroIl sottosegretario Maria Elena Boschi, ieri a Castenedolo e stamattina in Loggia
Achille Occhetto, ieri in città per presentare il suo ultimo libroIl sottosegretario Maria Elena Boschi, ieri a Castenedolo e stamattina in Loggia
Riccardo Bormioli13.11.2017

«Brescia è proprio bella. Questa mattina mi sono fatto un giro nelle tre piazze e sono rimasto colpito dalla loro bellezza: mi è piaciuta soprattutto piazza della Vittoria, disegnata da Piacentini».

In città per motivi letterari, Achille Occhetto su una poltrona del Centro Paolo VI si prepara alla presentazione del suo ultimo libro «Pensieri di un ottuagenario» edito da Sellerio. L’uomo della svolta della Bolognina, il comunista che ha cancellato simbolo e nome del Pci, è ormai un grande vecchio che osserva le cose con partecipazione, non certo con distacco, ma con la libertà di dare sfogo ai pensieri senza timori e senza interessi diretti. Lo fa parlando del clima di Brescia («Sono torinese ma non mi sono mai abituato ai climi freddi, in fondo sono un meridionale») e del suo ex, molto ex, partito: «Quel che sta succedendo nel centrosinistra è una vera tragedia che rischia di avere conseguenze drammatiche anche per il Paese», avverte.

L’analisi di Occhetto è di una chiarezza disarmante: «C’è una sinistra moderata, quella che fa capo a Renzi e che il segretario ha deciso di rappresentare, e una sinistra che ha un solo e unico obiettivo, quello di far perdere Renzi, di cacciarlo dalla guida del partito e dalla scena politica. Io non sono mai stato renziano, ma tutto questo mi fa inorridire e mi spaventa».

L’ultimo segretario del vecchio Pci, lo si capisce, non è affatto ottimista quando si parla dei tentativi di rimettere insieme i cocci e ricostruire una vera alleanza a sinistra. «Non si approderà a nulla se la volontà del gruppo di D’Alema, Bersani e Speranza è soltanto far fuori Renzi».

D’Alema appunto. Occhetto non è mai stato tenero con l’ex premier e anche questa volta è tutt’altro che reticente: «D’Alema ha sempre avuto e ha un solo obiettivo, quello di preparare e annunciare il suo avvento. Il suo unico interesse è questo». Non si capisce, però, perchè Bersani gli corra dietro: «Pierluigi non è come D’Alema e, secondo me, cerca in qualche modo di legarsi mani e piedi a quel carro: sgomita un po’, dice una cosa e poi ne dice un’al- tra cercando di ritagliarsi un ruolo un po’ più autonomo. Ma non sortirà alcun effetto. Semmai quello che mi ha stupito e sorpreso è l’atteggiamento del presidente del Senato Pietro Grasso. Ho sempre pensato fosse una persona intelligente e non capisco perché abbia deciso di legarsi ad un gruppo che ha come unica missione politica quella di far fuori Renzi. Lo confesso: non mi aspettavo una mossa del genere».

NELLA CONVERSAZIONE con Occhetto rispunta il tema dei diciannovisti che all’avvento del fascismo pensavano, da sinistra, di poter controllare il fenomeno che anzi, durando poco, avrebbe potuto favorire l’esplosione di una vera rivoluzione di popolo. Sappiamo come è finita: il fascismo non è durato due mesi, ma vent’anni. «Se la sinistra antirenzi pensa di poter imbrigliare i cinquestelle sbaglia proprio tutto - sostiene -. Come dice il filosofo, e mi riferisco ai diciannovisti, la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa». Quanto a Renzi, per Occhetto «il suo problema è replicare mosse che non gli hanno portato fortuna. Ci riprova e commette l’ennesimo errore. Fa parte del suo carattere, quello di uno che non aggira gli ostacoli, ma ci va a sbattere contro. Il suo limite è anche questo».

Forse vale anche per la guerra che ha scatenato contro Bankitalia e il governatore Visco. «Se lo scopo era togliere a Grillo un elemento da giocare in campagna elettorale non mi pare che Renzi ne abbia tratto vantaggi, visto che leggendo i sondaggi il Pd ha perso altri consensi - sottolinea Occhetto -. Altre ragioni non ne riesco a vedere e non credo, come sostiene qualcuno, che l’obiettivo sia togliere di mezzo Draghi da possibili incarichi futuri mettendo sotto accusa anche le gestioni passate di Bankitalia».

La vera preoccupazione riguarda il futuro della sinistra: «Sono preoccupato e spaventato per questa guerra che lascerà sul terreno molti feriti. E nessun vincitore».

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