Obbligo di accompagnamento:
genitori pronti al picchetto soft

Maria Teresa Isetti e Catia Caramella con i loro figli ieri all’uscita dalla scuola Lana di via Zadei
Maria Teresa Isetti e Catia Caramella con i loro figli ieri all’uscita dalla scuola Lana di via Zadei
Davide Vitacca05.11.2017

Si intensifica la protesta dei genitori degli alunni iscritti alle medie «Lana» di via Zadei e «Fermi» di via Montello. E sabato prossimo, 11 novembre, l’ira di mamme e papà sfocerà in un presidio silenzioso: chi sceglierà di aderire si presenterà con i propri figli davanti a scuola, ma non li farà entrare in classe. «Non faremo picchetti e consentiremo l’accesso a quanti la pensano diversamente, perché la nostra azione vuole sollevare il problema senza penalizzare nessuno», assicurato Maria Teresa Isetti, la mamma di uno studente della Lana che per prima ha sollevato il problema su Bresciaoggi.

Da giorni i genitori degli studenti delle scuole del Comprensivo Nord 1 esprimono profondo disappunto nei confronti dell’obbligo di legge che in nome della tutela dell’ incolumità dei minori impone ai genitori di recarsi a scuola per prelevare i figli che hanno meno di 14 anni. La protesta del Comitato Genitori degli oltre 600 studenti è scattata lunedì, quando, senza alcun preavviso, la dirigenza ha applicato alla lettera la normativa impedendo ai ragazzi, al termine delle lezioni, di abbandonare il perimetro dell’edificio scolastico e di recarsi a casa se non dopo essere stati presi in consegna da un adulto autorizzato. Laddove tutti gli altri poli scolastici della provincia hanno scelto di far valere la dichiarazione scritta e firmata da papà e mamma come lasciapassare atto a consentire l’uscita autonoma, la presidenza del Comprensivo Nord 1 ha adottato la linea più intransigente. Le conseguenze si sono immediatamente ripercosse sui singoli nuclei famigliari, che hanno denunciato l’insostenibilità di una situazione «calata dall’alto senza confronto preventivo» e accusata di aver sconvolto i ritmi occupazionali e persino i delicati equilibri della routine quotidiana. Al suono dell’ultima campanella devono essere i famigliari a varcare la soglia della scuola e a raggiungere il cortile interno per «ritirare» la prole sotto lo sguardo vigile dei professori. «Da parte della preside - spiega Isetti - non c’è stata alcuna volontà di trovare una mediazione, basti pensare che, nonostante centinaia di telefonate, non sono stati concessi nemmeno appuntamenti personali con la dirigenza».

«NON SI TRATTA soltanto di voler difendere il desiderio di autonomia dei nostri figli, ma di comprendere che per tanti di noi recarsi a scuola significa allontanarsi dal posto di lavoro chiedendo permessi», aggiunge la portavoce dei contrari, rivelando che la repentina variazione della consuetudine ha costretto alcuni genitori a ricorrere a baby sitter a pagamento o a i servizi di accompagnamento offerti da associazioni di volontari. Lo stesso disagio è vissuto da Stefania Ferrarini, madre di quattro figlie tra i 21 e gli 8 anni. «Sono cuoca in un ristorante e finisco il turno alle 4 di pomeriggio - spiega con rammarico -. Non posso nemmeno chiedere aiuto ai nonni perché abitano a Peschiera. Cosa dovrei fare?».

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