Nuovi dirigenti,
la Lega: «Una
pagliacciata»

I consiglieri leghisti schierati nella sede di via Cefalonia svelano il loro «toto dirigenti»
I consiglieri leghisti schierati nella sede di via Cefalonia svelano il loro «toto dirigenti»
Mauro Zappa 20.09.2018

Opposizioni all’attacco dell’amministrazione Del Bono. La Lega per ciò che concerne le nomine dei dirigenti del Comune, M5S in merito all’ascesa di Francesca Bazoli al vertice di Fondazione Brescia Musei. Prima questione. È il consigliere Michele Maggi il vincitore del concorso «Indovina il dirigente!». Come i colleghi leghisti ha azzeccato la previsione di pressoché tutti i dirigenti nominati lunedì. Maggi il 4 settembre aveva inviato a sé stesso una mail con i nomi. «Carta canta», dice soddisfatto. «Il bando per il reclutamento degli undici dirigenti comunali è stata una presa per i fondelli». E spiega: «Non si possono tirare in ballo 250 professionisti, una quarantina dei quali per sostenere il colloquio ha affrontato un viaggio e perso una giornata di lavoro». «Non è nostra intenzione attaccare i dirigenti che sono stati incaricati o mettere in discussione la loro professionalità», precisa. Ma a titolo di risarcimento morale, chiede che Del Bono «si scusi pubblicamente con i candidati esclusi». «Stimo le persone nominate, ma il tema è un altro -, sottolinea Massimo Tacconi, capogruppo del Carroccio in Loggia - : al di là della valorizzazione delle risorse interne, è sconveniente che un Comune come il nostro si comporti così». In ogni caso «abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti per verificare i curricula pervenuti». Gianpaolo Natali si mostra pronto ad indovinare chi saranno i beneficiari della prossima tornata di nomine dirigenziali e ne snocciola le generalità: «Marco Cassin, Marcella Dalgrosso e Alessandro Abeni». IL SECONDO CASUS BELLI. Guido Ghidini, unico rappresentante 5 Stelle in consiglio comunale, sceglie la via del comunicato per sparare ad alzo zero contro il successore di Minini alla presidenza di FBM: «Abbiamo saputo dalla stampa della recente nomina di Francesca Bazoli. Abbiamo atteso reazioni da parte delle varie forze politiche che animano la vita cittadina, ma non ne abbiamo trovate. A questo punto dobbiamo necessariamente dire la nostra su una scelta che non condividiamo». Due i motivi di fondo. Il primo ha a che fare con il sindaco: «Questa nomina è la dimostrazione di quanto l’amministrazione bresciana sia portata al ristagno». L’altro, inerente alla figura del nuovo presidente. «I legami familiari sono noti e fondamentali per l’ascesa dell’avvocatessa, la quale non si fa mancare una pesante indagine a suo carico insieme all’illustre padre banchiere e ad altri volti potenti della finanza. Donna di potere, inserita, oltre che in numerosi consigli di amministrazione di società e fondazioni, siede anche nei centri decisionali dell’editoria bresciana (Editoriale Bresciana e Teletutto)». Di conseguenza: «Quale potrà essere l’autonomia dei media in cui questa donna siede nell’esprimere critiche rispetto al suo operato?». L’opinione di Ghidini in merito alle competenze che vanta Bazoli è a dir poco tranchant: «L’unica notizia dal vago profumo artistico che si riesce a reperire sulla avvocatessa Bazoli è quella di possedere un numero considerevole di preziose e costose opere d’arte: poco per ricoprire questo ruolo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA