Neonato morto
in ospedale: ancora
da accertare le cause

Il decesso del neonato è avvenuto giovedì scorso all’ospedale di Manerbio poche ore dopo la nascita
Il decesso del neonato è avvenuto giovedì scorso all’ospedale di Manerbio poche ore dopo la nascita
Valerio Morabito 25.09.2018

Gli accertamenti medico legali stanno cominciando a fare luce sul decesso di un neonato avvenuto giovedì all’ospedale di Manerbio. Il piccolo è morto poche ore dopo essere venuto alla luce per una crisi respiratoria. Nonostante il prodigarsi dei medici, il suo cuore ha cessato di battere mentre si attendeva di disporre il trasferimento in una struttura sanitaria attrezzata con il reparto di terapia intensiva neonatale.

LA DIREZIONE sanitaria dell’ospedale di Manerbio ha subito avviato le procedure previste in questi casi disponendo l’autopsia e una serie di analisi. Il primo range di test ha escluso che il bimbo, figlio di una coppia di coniugi residenti a Ghedi, «sia morto in seguito a una polmonite o legionella», si legge in una nota diramata ieri dall’Asst del Garda da cui dipende l’ospedale di Manerbio. Come riferito nell’edizione di Bresciaoggi di ieri l’attenzione dei medici, alla luce dell’epidemia batterica che ha investito tutta la Bassa, si era inizialmente rivolta soprattutto su una potenziale infezione alle vie respiratorie. Esclusa questa ipotesi gli accertamenti proseguono per stabilire le cause della morte del bambino. In gravidanza non c’erano stati problemi, tutto si era svolto secondo le cadenze di una normale gestazione. Quando la mamma è stata ricoverata nel Dipartimento materno infantile dell’ospedale di Manerbio per partorire non sembravano esserci complicazioni. Dopo le visite in sala travaglio i medici hanno rassicurato i familiari spiegando che non c’erano rischi, né per la mamma, né per il bambino. Ma una volta venuto alla luce, il bambino ha cominciato ad accusare gravi problemi respiratori. Intanto i genitori dovrebbero presentare nelle prossime ore un esposto alla Procura di Brescia.

NEL FRATTEMPO, al Civile sono in aumento i bambini ricoverati per polmonite batterica. La preoccupazione dei genitori che quotidianamente visitano i loro piccoli è evidente, considerando che a distanza di quasi un mese non si riesce ancora ad individuare la causa che ha scatenato questa epidemia. Sta di fatto che alcuni bambini ricoverati nel reparto di pediatria del Civile di Brescia sono aiutati dall'ossigeno. In generale, però, le loro condizioni non destano particolare preoccupazione. Una novità emersa nelle ultime ore è che alcuni di loro sono residenti nell'hinterland bresciano. Un particolare che contribuirebbe a rafforzare la tesi che il raggio d'azione dell'epidemia si è allargato (è di qualche giorno fa la notizia che anche alcune persone adulte residenti a Brescia sono stati colpite da polmonite batterica). Nel frattempo, in diverse scuole paritarie della Bassa bresciana orientale, i presidenti delle strutture stanno continuando a fornire acqua in bottiglia ai loro alunni. Mentre in alcuni istituti scolastici statali l'acqua potabile, utilizzata sia dal personale docente che dagli alunni, viene filtrata in maniera precauzionale.