Città Mezza Brescia boccia Salvini «In piazza per l’accoglienza»Città | Città

Mezza Brescia boccia Salvini «In piazza per l’accoglienza»

Marcia per dire che tutti hanno il dovere di soccorrere e il diritto di essere soccorsi SERVIZIO FOTOLIVEUna marcia gioiosa e pacifica, all’insegna del «Restiamo umani»Duro l’affondo contro il decreto firmato dal ministro SalviniPiazza Vittoria piena di gente con un colpo d’occhio da rare occasioni
Marcia per dire che tutti hanno il dovere di soccorrere e il diritto di essere soccorsi SERVIZIO FOTOLIVEUna marcia gioiosa e pacifica, all’insegna del «Restiamo umani»Duro l’affondo contro il decreto firmato dal ministro SalviniPiazza Vittoria piena di gente con un colpo d’occhio da rare occasioni
Mimmo Varone 14.10.2018

La galassia bresciana dell’accoglienza e dell’integrazione è scesa in piazza insieme a cinque milioni di cittadini europei che ieri hanno sfilato in tutti i Paesi per la Giornata contro i nazionalismi e per un’Europa unita, democratica e solidale. Al di là dei soliti balletti delle cifre (cinquemila per gli organizzatori, la metà per la Questura), la gente era tanta, con la partecipazione di un centinaio di associazioni e molti sindaci della Provincia. E una piazza Vittoria piena di gente, alla fine, ha lasciato un colpo d’occhio da rare occasioni. Una marcia gioiosa e pacifica, all’insegna del «Restiamo umani», accompagnata lungo il percorso per via Capriolo, via delle Grazie e corso Martiri della Libertà, dalle percussioni del gruppo Appel – tamburi e suoni dal mondo. Marcia per dire che tutti hanno il dovere di soccorrere e il diritto di essere soccorsi, e le Ong che operano nel Mediterraneo «sono ambulanze non taxi». Per chiedere canali legali e sicuri di ingresso, contro la legge Bossi-Fini che «genera illegalità e consegna migliaia di persone al lavoro nero e alle mafie». Per sottolineare che solo un’accoglienza diffusa e di qualità inserita in comunità solidali consente l’integrazione sociale ed economica delle persone. Infine per opporsi alla «deriva nazionalista e autoritaria per una Ue più unita e solidale». Sono concetti ribaditi prima della partenza da largo Formentone e all’arrivo in piazza Vittoria. «Si è perso ogni pudore nel dichiararsi razzisti, non si piangono più i morti in mare, si scatenano campagne denigratorie contro chi vuole aiutare», attacca il sindaco di Gussago Giovanni Coccoli in largo Formentone prima della partenza. E ricorda la figura di Josefa, la profuga camerunense salvata in luglio dalla nave di Open Arms, su cui si sono rovesciate infamanti vergogne. E all’arrivo, tra gli altri c’è Veronica Alfonsi proprio di Open Arms, a denunciare «i naufragi e i respingimenti di questi ultimi giorni senza che ci sia qualcuno a raccontarli». A CHI CERCA di mettersi in pace la coscienza, l’ivoriano Konè Cheickna ricorda la sua odissea, scappato dal suo paese per non essere ucciso innocente, detenuto in Libia e infine arrivato a Brescia dove «ho conosciuto una città che accoglie». Ma ora «l’accoglienza è messa in discussione dal Decreto Salvini», dice Agostino Zanetti, per il coordinamento delle associazioni che hanno dato vita alla marcia, mentre annuncia una campagna nazionale perchè «nessuno venga più segregato su una nave italiana». Nè deve più accadere – aggiunge l’avvocato Alberto Guariso -, che si parli con serenità di sbarchi calati «senza ricordare il prezzo pagato da chi resta in Libia». Per ultimo l’assessore in Loggia Marco Fenaroli si scaglia contro «l’annoso incrocio tra ottusità legislativa e illegalità, con una Bossi-Fini che continua a negare il permesso di soggiorno per lavoro». Fenaroli fa parlare i numeri e ricorda che in città vivono 38 mila immigrati e altri sette mila con cittadinanza italiana, che non provocano disastri. «Perchè, dunque, dovrebbero essere un problema 400 richiedenti asilo, che si possono ben integrare con lo Sprar?», si chiede. Per lui, il vero problema è che «da sei anni si sono chiusi i permessi per lavoro, tema che il Governo ha rinunciato a governare». La sua conclusione è che «tra qualche settimana l’80 per cento delle domande verrà negato e le persone espulse ma non rimpatriabili, 15 mila in Lombardia, finiranno tutte in un unico centro di identificazione ed espulsione, a Montichiari o chissà dove, in attesa del nulla». Una marcia per denunce circostanziate, insomma, fatte da un popolo variegato di tante associazioni tra cui Medici senza frontiere, Amnesty International, Medicus mundi, Tavolo della pace di Franciacorta e Montorfano, Comitato Articolo 1, Donne di cuori, sindacati Cgil e Cisl, persino l’eccentrica Chiesa pastafariana italiana con la sua «Pannocchia di Brescia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA