Linfomi, 450 nuovi casi
ogni anno a Brescia

Il tavolo di presidenza del convegno  della Fondazione Linfomi
Il tavolo di presidenza del convegno della Fondazione Linfomi
04.11.2017

Brescia è diventata per tre giorni centro di confronto scientifico tra i più autorevoli oncoematologi e ricercatori nell’ambito della diagnosi e delle soluzioni terapeutiche contro i linfomi. Iniziata giovedì, si conclude oggi all’Auditorium Capretti di via Piamarta la riunione plenaria annuale della Fondazione Italiana Linfomi, onlus nata nel 2010 con l’obiettivo di unire gli sforzi di tutti i Gruppi locali impegnati nello studio di questa particolare tipologia di tumore — suddivisa nella denominazione Hodgkin e Non-Hodgkin — costituendo un’organizzazione in grado di fare rete, di progredire nella ricerca e di assicurare l’omogeneità delle prese in carico e dei trattamenti sanitari in tutta la Penisola. Il focus bresciano ha radunato specialisti, medici e professori universitari per fare il punto sui passi in avanti compiuti negli ultimi tempi dalla pratica clinica e dalla farmacologia, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di percorsi complementari alla tradizionale chemioterapia, la sperimentazione di farmaci biologici e l’introduzione di specifici test molecolari volti a stabilire cure calibrate sul singolo malato.

All’interno di un programma di interventi altamente tecnico, l’organizzazione (guidata dal presidente professor Maurizio Martelli) ha previsto una finestra divulgativa finalizzata a far conoscere anche ai non addetti ai lavori l’entità dei progressi e le direzioni di ricerca future.

GLI ONORI di casa sono spettati al professor Giuseppe Rossi, direttore della Struttura Complessa di Ematologia e Dipartimento di Oncologia medica del Civile, il quale ha fornito una dettagliata descrizione delle attività di cura svolte a beneficio dei malati di linfoma afferenti al bacino ospedaliero di riferimento. «Il nostro centro è quello con il più alto numero di pazienti seguiti, circa 500 suddivisi in 48 studi clinici controllati. Il che ci permette di ottenere un quadro della casistica fondamentale per un territorio di riferimento che supera il milione di persone», ha spiegato Rossi, sottolineando la difficoltà di far fronte a una tale mole di lavoro potendo contare soltanto sul supporto dei presidi decentrati di Gardone Val Trompia e Montichiari. «Sono circa 450 i pazienti a cui viene diagnosticato ogni anno un linfoma, mentre sono 3mila le persone che abbiamo attualmente in cura, di cui 500 gradualmente reindirizzate verso i medici di medicina generale». Sebbene non ci siano correlazioni scientificamente validate tra lo sviluppo della patologia e fattori quali l’inquinamento ambientale, la struttura diretta da Rossi ha ugualmente avviato, in collaborazione con l’Ats, uno studio sperimentale volto a indagare l’eventuale esistenza di legami tra l’insorgere di malattie linfatiche e la presenza nel suolo e nella rete idrica di sostanze tossiche come diossine e Pcb.D.VIT.

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