Le domus
dell’Ortaglia
in 3D

A sinistra Antonio Scuderi di ArtGlass con Dicorato, Castelletti, Solano e Morandini
A sinistra Antonio Scuderi di ArtGlass con Dicorato, Castelletti, Solano e Morandini
Eugenio Barboglio 11.07.2018

Ad un certo punto appare una scritta sullo schermo degli occhiali che annuncia che sarai trasportato virtualmente all’interno di una sala o di un cortile. E dopo un secondo o due, succede. Sei dentro la stanza affrescata e arredata come affrescavano e arredavano gli antichi romani che abitavano le due domus dell’Ortaglia, quella di Dioniso e quella delle Fontane. Giri la testa e le pareti affrescate ruotano attorno a te, abbassi gli occhi e vedi sotto i tuoi piedi i mosaici dei pavimenti, finemente intarsiati, difronte hai una fontana o una vasca zampillanti di acqua. E’ la realtà allargata che permette di ricostruire gli ambienti delle due case romane inglobate nel museo di Santa Giulia, la stessa tecnologia in 3D, anzi ancora più innovativa, applicata per il foro romano a partire dalla fine del 2015. Un regalo che si sono fatti la Loggia e Brescia Musei con ArtGlass grazie a contributi arrivati col bando nuova cultura per i 20 anni del museo. A differenza della prima esperienza, quella del Capitolium, qui gli scenari ricostruiti non sono pubblici ma privati, la vita che si immagina scorrere non è la vita politica o religiosa della città, ma quella intima di famiglie agiate che abitavano alle pendici del Cidneo durante la prima età imperiale. Gli occhiali ArtGlass ora appunto disponibili anche alle domus dell’Ortaglia sono a disposizione del pubblico da giovedì (Santa Giulia sarà aperta fino alle 22 domani) e venerdì e sabato.

SI È DISCUSSO all’interno di Fondazione se popolare la visione virtuale fornita da questi occhiali «magici» con figure umane: l’immagine di una matrona mollemente adagiata sul triclinio in attesa del pasto, il centurione di passaggio accolto nella sala degli ospiti, una giovane schiava intenta a servire del vino al padrone di casa. Si è però deciso di non fare concessioni troppo teatrali: la ricostruzione dei soli ambienti è già abbondantemente sufficiente a mettere in moto una emozionante macchina del tempo che riporta in dietro di due duemila anni. Come sottolineato dal direttore Luigi Dicorato e dall’archeologa Francesca Morandini di Brescia Musei, ciò che si vede e si vive attraverso gli occhiali, è il frutto di una operazione filologicamente accurata, un lavoro sui frammenti dei mosaici e dei muri affrescati. Quelle che si vedono in 3D non sono una simil-casa di Dioniso o una simil-casa delle Fontane, ma proprio quelle come erano nell’antichità.

PER LE DOMUS dell’Ortaglia è come una nuova vita. Erano venute alla luce tra il 1999 e il 2002, poi l’anno dopo c’era stata l’inaugurazione. Siti archeologici preziosissimi, sorta di mini-Pompei nel centro storico di Brescia che lasciavano capire come erano le case della città romana. Da domani grazie alla tecnologia della realtà immersiva si può anche vederlo come erano, e con un grado maggiore di definizione, con animazioni più spettacolari e una maggiore precisione nel collocare le informazioni nello spazio virtuale di quando già è possibile al Capitolium (al sito archeologico sono stati oltre 4.400 i visitatori che in questi anni hanno chiesto di accompagnare la loro visita con il viaggio nel tempo offerto dall’affitto degli occhiali ArtGlass). Morandini ricorda come ora come al tempo dello scavo «ogni passaggio è stato condiviso con i visitatori, per creare una sorta di educazione permanente». E come questa funzione si rinnovi attraverso questo nuovo strumento didattico. Non ci sono molti musei al mondo che fanno così largo uso di queste tecnologie, ha sottolineato il direttore della fondazione. E Serena Solano della Soprintendenza ha fatto notare che queste tecnologie sono un valore aggiunto per un museo come Santa Giulia che ha sempre saputo parlare molto ai visitatori». Infine una parola da parte dell’assessore Laura Castelletti, che ha inserito questa iniziativa nell’opera di valorizzazione del patrimonio culturale bresciano «che resta la linea guida della politica culturale del Comune».

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