Ladro ucciso,
«16 anni
a Franzoni»

Sono passati quasi quattro anni da quando Eduard Ndoj venne ucciso da un colpo di fucile a Serle, dopo un furto, e il processo per la sua morte è arrivato alle battute finali FOTOLIVE I rilievi sul bossolo a Serle
Sono passati quasi quattro anni da quando Eduard Ndoj venne ucciso da un colpo di fucile a Serle, dopo un furto, e il processo per la sua morte è arrivato alle battute finali FOTOLIVE I rilievi sul bossolo a Serle (BATCH)
07.12.2017

Mario Pari Arriverà a poche ore dal quarto anniversario di quel terribile fatto. La sentenza, nel processo per la morte di Eduard Ndoj, ucciso da un colpo di fucile a Serle sparato dal carrozziere Mirco Franzoni verrà letta il 13 dicembre prossimo. L’accusa ha chiesto 16 anni, la difesa l’assoluzione. Eduard Ndoj, 26 anni, albanese, fu raggiunto dalla scarica di pallettoni il 14 dicembre 2013. Un freddo sabato sera, fatto di furti in casa, spari e morte. Di tutto ciò si è tornati a parlare ieri nel corso del processo che, davanti alla Corte d’assise presieduta da Roberto Spanò, è ormai davvero alle battute finali. Sul banco degli imputati Mirco Franzoni. Quella sera imbracciava l’arma da cui partì il colpo che non lasciò scampo a Ndoj. NELLE SCORSE SETTIMANE ci sono state udienze in cui l’arma è stata mostrata in aula davanti alle parti e alla corte d’assise. E la corte e le parti sono state anche a Serle per un dettagliato sopralluogo che ha contribuito a fornire elementi importanti nella ricostruzione della vicenda. Nell’udienza che precede la sentenza ha preso la parola per prima il pm Katy Bressanelli. E il pm non ha dubbi su quello che sarebbe stato il comportamento dell’imputato. Mirco Franzoni, dopo aver imbracciato il fucile carico, s’aggira nei pressi di vicolo Castagneto, è convinto che prima o poi i ladri visti nell’abitazione del fratello, poco lontano, sarebbero passati. E in effetti arrivarono. Uno riuscì a fuggire, mentre Ndoj si trovò a un certo punto la strada sbarrata da Franzoni. E secondo la ricostruzione di quest’ultimo ne scaturì una colluttazione. Poi il colpo che ferì mortalmente Ndoj. Ma per il pm Bressanelli il tema è un altro: «Si pone la questione di capire se ci sia stata o meno una caccia all’uomo. Di sicuro si sa che quella sera sulle tracce dei ladri armato di fucile c’era Mirco Franzoni. La cosa da fare non era però quella, ma chiamare subito i carabinieri». E sempre per la pubblica accusa bisogna tenere presente che «un testimone si affaccia al balcone e vede Mirco Franzoni in fondo al vicolo. Si pone quindi la questione della distanza, con l’imputato che sta puntando l’arma. E secondo il testimone il ladro aveva le mani lungo i fianchi». Quindi quel colpo che parte improvvisamente nel buio. «Il fucile - ha sottolineato il pm Bressanelli - va armato, può sparare solo dopo una serie di passaggi. Le armi non sono fatte in modo da sparare per sbaglio». Mancherebbero poi «tracce di sangue sull’arma per parlare di un colpo esploso a distanza ravvicinata». E ancora «le contraddizioni nella versione fornita dal Franzoni», l’assenza «di tracce della vittima sul fucile» fino al «dolo eventuale, l’accettazione del rischio». Per questo e altro il pm ha chiesto la condanna a 16 anni per omicidio volontario. «Non è mai stato chiesto scusa ai familiari della vittima - ha evidenziato l’avvocato di parte civile Alessia Brignoli - e non c’è alcuna traccia dei guanti usurati sul fucile. Io rimango allibita, non ci sono morti di serie a e di serie b. L’intento di chi ha sparato era quello di uccidere chi era indifeso». Nessuna volontà d’uccidere, invece secondo l’avvocato Gianfranco Abate, legale di Franzoni. «In sintesi - ha detto - non riteniamo ci sia alcun elemento per ritenere la responsabilità di omicidio volontario. Franzoni non ha mai deciso deliberatamente di esplodere il colpo. Non ci sono elementi scientifici e non scientifici che hanno evidenziato la falsità della versione fornita da Franzoni. Si tratta di una disgrazia accidentale». Il legale non invoca «la legittima difesa» e ha proseguito: «il fatto si colloca in un momento particolare, con l’esigenza dei cittadini d’avere una tutela maggiore. Ma quello che è successo non è avvenuto per l’abitudine, che a Serle non esiste, di dirimere le controversie con le armi». C’è per il legale un momento fondamentale nell’in- tera vicenda: la richiesta al testimone da parte di Mirco Franzoni, di chiamare i carabinieri, quando si trova davanti a Ndoj. «Quella richiesta esprime la volontà di mettersi nella legalità. Tutto coincide con quanto Franzoni ha detto sin dalle ore successive al fatto. Ha detto tutto subito. Un’ingiustizia quindi condannare Franzoni come se fosse stato un fatto volontario», ha concluso il legale. •

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