L’addio a
Prandini, ultimo
alfiere Dc

Giovanni Prandini è nato a Calvisano il 22 gennaio 1940
Giovanni Prandini è nato a Calvisano il 22 gennaio 1940 (BATCH)
Giuseppe Spatola 13.03.2018

Bruno Boni, vecchio padre della Dc bresciana, parlando delle due anime del partito amava indicare Martinazzoli come un aristocratico e Prandini come un politico-pratico. Molto pratico. E il Gianni da Calvisano ne sorrideva, raccogliendo il frutto della sua politica più popolare che teorica. Così anche negli ultimi tempi, con il cuore a battere per la prima Repubblica e lo sguardo polemico fisso sulla seconda, non si era mai arreso all’idea di ritrovare lo spirito Dc perduto dopo lo squasso di Tangentopoli. Sulle colline di Lonato, tra gli ulivi che lo inorgoglivano per la produzione di olio in cui da anni studiava da alchimista del gusto, accoglieva ancora amici, conoscenti e politici. Porte spalancate a tutti, da destra e sinistra, perchè in fondo l’ultimo alfiere della Dc bresciana non serbava rancore alcuno nè con la storia nè con gli uomini che nel tempo gli avevano voltato le spalle. Oggi che il cognome Prandini si associa a Ettore (leader di Coldiretti) e a Giovanna (la figlia che porta il suo nome e guida Pro Brixia), Gianni ha salutato alla sua maniera, a 78 anni. Lo hanno fatto intendere le centinaia di persone che fin dalle prime ore di ieri hanno fatto la spola alla tenuta. Persone comuni, ex dipendenti e tanti politici di oggi e di ieri a testimoniare l’affetto immutato per un uomo che rimarrà nella storia di Brescia. Classe 1940, era stato in parlamento dal 1972 al 1994 facendo il ministro per cinque anni: prima della Marina Mercantile, poi ai Lavori Pubblici. La malattia che lo accompagnava da cinque anni non aveva fiaccato la sua vis, tanto che fino a domenica sera ha discusso con il figlio Ettore complimentandosi per la rielezione a presidente di Coldiretti Brescia (tenuta a battesimo dal neo Governatore lombardo Attilio Fontana). «Siamo stati insieme fino a tardi», ha ricordato Ettore stringendone il ricordo. Orgoglioso della sua storia e della sua famiglia, sulla Navicella (l'albo dei parlamentari) Prandini dalle nove righe di curriculum nell'edizione ’86 passò alle 52 del 1988. Figlio di contadini e qualche anno di seminario alle spalle, si era laureato in Economia e commercio alla Cattolica. Sposato con Adele Treccani, donna energica e pacata, si era impegnato nel movimento giovanile contando sull'appoggio di Annibale Fada. Nei primissimi anni Settanta, mentre Prandini lavora alla costruzione del suo gruppo nella bassa, in città regnava ancora Boni con il gruppo degli avvocati, i giovani professionisti della sinistra di Base, i Martinazzoli, i Gitti, i Salvi legati al cattolicesimo bresciano. Prandini invece giocò tutto sul partito diventandone funzionario. Da qui la forza della politica del territorio, con la Dc conquistata tessera su tessera, sezione su sezione, accerchiando la città. Nel '72 arrivò alla Camera avendo tutti contro e sposando un motto che diventerà la sua ragione di vita: «Vota uno dei tuoi». E da onorevole non smise di girare le campagne, salire sul trattore e scendere in mezzo alle mucche anche con i mocassini. Un attivismo frenetico che tra i democristiani pacati gli valse il soprannome di Farinacci. Voto su voto, alla fine Prandini è cresciuto lavorando per Forlani e tessendo le fila del Grande Centro facendo da pontiere verso Ciriaco De Mita. E in pochi anni l’ex ministro, con il suo 26 per cento di Rinnovamento Popolare, divenne leader di una maggioranza che scalzò la sinistra dai vertici Dc. TUTTI GLI ANNI, prima di Natale, amava riunire i suoi a cena: minimo duemila persone al teatro-tenda con tanto di lotteria a premi. L’ultima nell’89 quando per rallegrare la gente aveva ingaggiato un certo Beppe Grillo per venti milioni. Mai avrebbe immaginato che quel comico 29 anni più tardi gli avrebbe rubato la scena politica. Nel febbraio di tre anni fa, a una settimana dall’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, Prandini ruppe la consegna del silenzio marcando le distanze ideologiche dal neo-presidente della Repubblica. L’ex Ministro si rifiutò di salire sul carro dei vincitori e davanti a Mattarella rimase distaccato tanto quanto lo era ai tempi della Balena Bianca. «I miei rapporti personali con il presidente - aveva spiegato Prandini intervenendo dal buon ritiro del lago di Lova dove trascorreva brevi periodi di vacanza - sono stati segnati da una discussione particolarmente vivace proprio durante la votazione che ha portato poi all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro». Nella fase iniziale, quando il candidato era ancora Forlani per la Dc, ci fu una riunione ristretta dopo il quarto scrutinio andato a vuoto. In quella riunione Prandini aveva avuto segnalazioni che alcuni deputati, guidati proprio da Mattarella, non avessero seguito le indicazioni del partito. «Lo feci presente a Mattarella con una certa forza - aveva ricordato -. Ma in quell’occasione da parte sua non ci fu la lealtà che invece andava conclamando tra i banchi». Storie da prima repubblica che Gianni Prandini si è portato via insieme all’ultimo sorriso regalato alla moglie, ai figli e ai nipoti. Le esequie si svolgeranno domani, alle 15 e 30, a Lonato nella Basilica di San Giovanni Battista. Un ultimo abbraccio dei suoi bresciani, prima di dirsi «addio». • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

CORRELATI