Internet,
Boschi come
Trump

Foto di gruppo prima dell’incontro a Castenedolo FOTOLIVE/Simone Venezia
Foto di gruppo prima dell’incontro a Castenedolo FOTOLIVE/Simone Venezia
Manuel Venturi13.11.2017

Uno strumento a due facce, con grandi potenzialità ma anche profonde criticità. Il mondo di Internet divide le generazioni e incrina tutte le certezze che hanno retto il mondo fino a pochi anni fa: un universo che «la politica deve capire come regolamentare, perché questi strumenti possono diventare di aggressione e minaccia. Dobbiamo frenare il diffondersi delle fake news: tutto ciò che è virale diventa vero, quindi devono esserci delle tutele, perché ci sono persone che hanno una solidità maggiore e possono reggere alle conseguenze, mentre altre possono compiere gesti irreparabili». È l’opinione di Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei ministri, intervenuta ieri a Castenedolo per la presentazione del libro «Metti via quel cellulare. Un papà. Due figli. Una rivoluzione», di Aldo Cazzullo, scritto con i figli Francesco e Rossana e edito da Mondadori. Dialogando con l’autore, che ha notato che «se da una parte il web ha permesso rivolte contro le tirannie, dall’altra la rivoluzione digitale è la prima in cui i padroni sono considerati i buoni, mentre distruggono il lavoro e non pagano le tasse», Boschi ha parlato della necessità di «preservare la verità, in un momento in cui le notizie sono tante: dobbiamo preparaci attraverso l’educazione all’utilizzo di questi strumenti, a cominciare dai bambini», mentre la difficoltà sta anche nel «comprendere tutti i dati che abbiamo, in un sistema che ha cambiato i rapporti interpersonali e consapevolezza del mondo intorno a noi, così come ha mutato le campagne elettorali».

Secondo la sottosegretaria, serve anche fare attenzione perché «i meccanismi della Rete fanno sì che si resti in contatto solo con persone che la pensano come te: in questo modo, Internet diventa una prigione, anziché una possibilità di crescere». «Siamo in un dilemma che non ha soluzione: antico e moderno sono intrecciati in maniera tale che sono ormai indistinguibili - ha notato Marco Follini, ex segretario dell’Udc -. In passato ci fu una disputa simile a quella odierna, con la stampa a caratteri mobili e la possibilità di far leggere la Bibbia a un numero di persone prima impossibile. Si dice che fu la stampa a permettere la nascita di un confronto: ma Gutenberg faceva gran parte dei sui profitti stampando le indulgenze papali». Secondo Follini, le rivoluzioni dell’Ottocento e del Novecento, con grandi innovazioni che hanno cambiato la Storia, hanno rallentato quando «il progresso è stato affidato all’informazione: dovremmo dare peso a tradizioni e ricordi del passato che meritano maggiore attenzione».

PARLANDO di politica, Follini si è detto «spaventato dal piano inclinato lungo cui vedo scivolare la qualità della classe dirigente. Dai mostri sacri come Moro e Berlinguer siamo passati ad oggi, in cui vedo una straordinaria superficialità, non si approfondisce più nulla». Mariastella Gelmini si è prima soffermata sul libro di Cazzullo, che «parla di una rivoluzione già in essere: la bontà delle Rete dipende dal suo utilizzo, è uno strumento da non subire passivamente», prima di riflettere sull’attualità politica: «I 5 stelle hanno compreso la potenza del web prima di altri, ma la Rete non si dovrebbe utilizzare solo a fini di propaganda – ha sostenuto l’ex ministro dell’Istruzione -. Si pone il tema della competenza, come è emerso in modo forte nella questione vaccini: spesso c’è un elogio dell’ignoranza». Secondo Gelmini, «un conto è twittare, uno è governare». E se la rivoluzione è già in atto, «si tratta di gestirla al meglio».

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