Il tram bresciano?
A batterie.
E glam

Giuseppe Marino con il presidente Alessandro Marini
Giuseppe Marino con il presidente Alessandro Marini (BATCH)
15.12.2017

Eugenio Barboglio Come sarà il tram bresciano? «A basso consumo energetico. Sfrutterà la combinazione di batterie e super capacitore e sarà senza cateneria, ossia senza la linea aerea di contatto per la trasmissione dell’energia elettrica». Una tipologia di tram che viene usato nelle città d’arte: «Sarebbe perfetto per il centro storico di Brescia». Lo ha detto Giuseppe Marino, uno dei massimi esperti del settore, essendo il responsabile per l’Italia dei trasporti di Hitachi-Ansaldo. Per inciso, il manager è bresciano, e ieri l’altro sera ha partecipato ad in un incontro organizzato dal Rotary Brescia 1927 presenti i vertici della holding Brescia Mobilità, da Carlo Scarpa a Marco Medeghini a Flavio Pasotti. «Stiamo puntando su momenti di riflessione che abbiano al centro l’innovazione. In chiave di stimolo per una città che non deve fermarsi», ha sottolineato il presidente del club, Alessandro Marini. Il profilo di tram tratteggiato da Marino non è ancora il progetto per Brescia, ma potrebbe diventarlo. Per ora a Brescia è stato abbozzato il tracciato - Est-ovest, da Sant’Eufemia all’Oltremella, per servire i quartieri non toccati dalla metro - ma la Loggia non ha ancora definito l’operazione economica che dovrà portare al tram. UN PROJECT financing che potrebbe vedere ancora Ansaldo, già fornitore dei treni della nostra metropolitana, protagonista di questa nuova partita della mobilità bresciana? I player internazionali del settore si contano sulle dita di una mano e quindi è più che probabile. «Ma è prematuro parlarne, vedremo le scelte dell’amministrazione comunale», dice Marino. Certo, chiunque realizzi il tram bresciano la tipologia non si dovrebbe discostare molto da quella delineata dal manager: «L’effetto combinato di batteria e super capacitore (un accumulatore di energia elettrica ndr) consente una notevole autonomia: bastano trenta secondi ad ogni fermata per ricaricarsi», spiega. Hitachi-Ansaldo è molto avanti con i prodotti, anche dal punto di vista dell’estetica, che in una centro storico come quello di Brescia non è aspetto da sottovalutare. Di recente il gruppo ha presentato a Miami e a Toronto un nuovo modello di grande leggerezza e silenziosità disegnato con il contributo di Giugiaro. «Credo che il tracciato immaginato per Brescia risponda alle esigenza di una città tra le più innovative del Paese. E che, tra l’altro, gode di un valore aggiunto da non dimenticare: l’Alta velocità». Un investimento da farsi, quello del tram, secondo Giuseppe Marino. «La formula? Quella del progetto scalabile, ossia pronto ad evolversi seguendo l’innovazione tecnologica, i parametri di sicurezza legati alla guida assistita». MARINO, EX alunno del liceo scientifico Calini, ha iniziato in Iveco per poi passare al gruppo Finmeccanica e ora rivestire uno dei ruoli apicali di Hitachi-Ansaldo: cento miliardi di fatturato e un portafoglio ordini di 16 milioni di euro. Ha ricordato come l’Italia sia in ritardo rispetto ai Paesi più industrializzati nel dotarsi di reti di trasporto pubblico: «Anche in una città come Milano, la più d’avanguardia in Italia, il trasporto privato pesa ancora per il 50 per cento del totale: troppo». Ma Brescia sta bruciando le tappe: «Per esempio - osserva - ad ogni nostro concittadino corrisponde lo stesso numero di centimetri di metropolitana di Milano e di Madrid: sette». Il risparmio per chi vive in una città con un sistema di mobilità pubblica ben integrato non si misura solo nel rapporto tra il costo del biglietto e costo dell’uso dell’automobile. I fattori sono molteplici, e vanno da quanto si spende di meno per la salute a quanto meno tempo si spreca: «Da quando sono stati introdotti i treni veloci in Italia si risparmiano quasi 200mila ore l’anno». Allora ha ragione Londra che nel fare i conti della metropolitana contabilizza anche tutti questi fattori, spiega Marino. E possiamo immaginare quali margini di risparmio si possano individuare «in un orizzonte tecnologico in cui in Europa i treni viaggeranno a 600 chilometri orari, quasi il doppio della velocità espressa dai più nuovi tra quelli delle flotte attuali». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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