Città Il «populismo»? Oggi si combatte con la conoscenzaCittà | Città

Il «populismo»?
Oggi si combatte
con la conoscenza

Il percorso di formazione politica, che prende il via con numeri importanti, ha riscosso subito un ampio consenso e grande partecipazioneI tavolo dei relatori all’incontro della  Fondazione  San Benedetto. Da sinistra Vittadini,  Violante,  Tarantini, Fontana e Nicolai FOTOLIVE/ VENEZIA
Il percorso di formazione politica, che prende il via con numeri importanti, ha riscosso subito un ampio consenso e grande partecipazioneI tavolo dei relatori all’incontro della Fondazione San Benedetto. Da sinistra Vittadini, Violante, Tarantini, Fontana e Nicolai FOTOLIVE/ VENEZIA
Manuel Venturi 09.11.2018

Diffidenza per la conoscenza: un virus che permea sempre più a fondo la società e che, inevitabilmente, ammanta anche la politica. L’antidoto si chiama formazione: per questo, la Fondazione San Benedetto propone per il 13 esimo anno la sua scuola di formazione politica, che ha come sottotitolo «Conoscere per decidere». Un’affermazione che sembra naturale, ma che oggi suona quasi controcorrente, nel- l’epoca della Rete: contro la deriva «populista», la San Benedetto ha fatto quadrato con altre nove città italiane (Avellino, Bologna, Catania, Lamezia, Milano, Padova, Roma, Torino e Treviso) per dare un nuovo slancio alla formazione politica e dare ai futuri amministratori gli strumenti per comprendere e gestire la macchina amministrativa. I posti sono limitati (50) e le iscrizioni sono aperte sul sito www.fondazionesanbenedetto.it. La serata di presentazione dell’iniziativa di punta della Fondazione è stata introdotta da Graziano Tarantini, presidente della San Benedetto, che ha ricordato la genesi della Scuola: «La Fondazione è nata nel 2005, quando l’emergenza italiana era quella educativa, un tema che don Giussani ha raccontato per anni e che anche Benedetto XVI ha ripreso». Tarantini ha ricordato i nomi di chi l’ha spinto a dare il via alla scuola: dall’ex presidente di Aib, Luigi Lucchini, fino a padre Scotuzzi degli Artigianelli, Enrico Consoli, Attilio Camozzi e Giuseppe Camadini: «Que- st’ultimo mi ricordò dell’opera di monsignor Montini, che da responsabile Fuci e poi nella Segreteria di Stato formò la classe dirigente che portò alla Costituzione – ha ricordato il presidente della San Benedetto -. Stiamo per iniziare un nuovo percorso: abbiamo messo insieme dieci realtà, che si occuperanno di formazione». Marco Nicolai, direttore scientifico della Scuola, ha snocciolato i numeri della Scuola: 130 maestri, tra cui 50 docenti e 80 tra professionisti e testimonial, «giudici costituzionali, rettori, ex ministri, economisti, politici: siamo stati catalizzatori di un dibattito molto libero ed eterogeneo, che dà la misura di un popolo interessato»; 1270 iscritti, «fatti di amministratori, dipendenti pubblici e gente espressione della società che vuole avere parte attiva nella comunità».

SECONDO I DATI Istat, in Italia, un milione 300 mila persone vivono per la politica: «L’istituto di statistica afferma che gli interessati alla res publica sono il 63 per cento, declinati in diversa misura – ha notato Nicolai -. C’è un popolo silente appassionato alla politica, che rimane una cosa nobile e che crede che non ci si può aspettare dalla politica il tempo che non le si dedica». «Negli ultimi 70 anni sono caduti fascismo e comunismo, ora è in crisi il liberalismo: sta emergendo una nuova cultura nazionalpopolare, nazionalista ma che spazza via le classi intermedie», ha affermato Luciano Violante, presidente emerito della Camera e attuale presidente di Italiadecide, richiamando il quadro in cui si inserisce la Scuola: «Con la caduta del Muro di Berlino, tutti pensammo che si era aperta un’era di pace e di migliori condizioni di vita nel mondo, mentre la globalizzazione non è stata guidata e non ci sono state nuove libertà, ma nuovi desideri, che una politica subalterna ha trasformato in diritti individuali, svuotando il meccanismo dei doveri». Secondo Violante, necessario è «ricostruire la comunità e superare le solitudini: in un Paese che spende per il debito pubblico che per la formazione, questo tema è ancora più dirimente». Di «opportunità unica» e di «bellezza», riferendosi alla politica, ha parlato Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, che ha presentato la propria esperienza amministrativa: da sindaco di un piccolo paese alla guida del Pirellone, per una politica che «dovrebbe essere più lenta». Ma oggi «in politica, spesso l’annuncio diventa fine a se stesso e quando si entra nel merito, la gente è disinteressata e annoiata di fronte ai problemi – ha analizzato Fontana -. Con questa comunicazione bisogna essere veloci». ««In questi anni abbiamo saltato i passaggi, dobbiamo ricominciare oppure resteremo indietro. La Scuola ha la certezza dell’oggi, che diventa speranza del domani – ha commentato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà -. Siamo in una situazione drammatica, come nel 1945: c’è bisogno di un compromesso. E dobbiamo ricominciare a desiderare».

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