Il Famedio cresce:
aggiunti diciotto
bresciani illustri

Il sindaco Emilio Del Bono scopre i nomi dei diciotto brescianiDurante la cerimonia sono risuonati canti gospel e sono state recitate poesie di autori italiani e stranieri Le personalità vengono scelte da una apposita commissione FOTOLIVE
Il sindaco Emilio Del Bono scopre i nomi dei diciotto brescianiDurante la cerimonia sono risuonati canti gospel e sono state recitate poesie di autori italiani e stranieri Le personalità vengono scelte da una apposita commissione FOTOLIVE
Manuel Venturi10.11.2017

«Credo che nessuno muoia. Credo che l’anima in realtà diventi un’ombra e al culmine del suo vagare si adagi ai piedi d’un fiore non visto». Nei versi di Carlo Bramanti c’è l’essenza dei 18 nuovi nomi che, da ieri, risplendono sulle pareti del Famedio del cimitero Vantiniano, il monumento pensato da Rodolfo Vantini per accogliere la memoria dei bresciani che si sono distinti nella vita della città e del Paese: il loro ricordo non è scomparso con la loro morte, ma continua a vivere nella memoria della città. Diciotto ombre che si riposano sotto fiori gialli, quasi spiriti-guida per i bresciani di oggi, che possono ispirarsi a personalità che hanno scritto pagine indelebili della politica, dell’economia, dell’arte e del volontariato, così come della religione e della pedagogia.

IL VANTINIANO ha ospitato la cerimonia di iscrizione di altri diciotto bresciani illustri all’interno del Famedio. Tre di loro sono scomparsi nel 2016: Gino Corioni, ex presidente del Brescia Calcio; Daniela Dessì, cantante lirica; e Alberto Folonari, uomo di banca, impresa e cultura. Gli altri nomi sono di personalità morte negli anni Ottanta: gli artisti Danilo Allegri e Giovanni Battista «Tita» Mozzoni, l’avvocato e politico Stefano Bazoli, l’insegnante e parlamentare Laura Bianchini, i vescovi Luigi Morstabilini e Giuseppe Almici, i pedagogisti Vittorino Chizzolini e Franco Tadini, l’economista Franco Feroldi, lo storico della scienza Angelo Ferretti Torricelli, l’avvocato e pubblico amministratore Bortolo Rampinelli, l’imprenditore Oddino Pietra. E poi Miro Bonetti, segretario dell’Unione artigiani, Beppe Frau, promotore di iniziative di volontariato e Eugenio Guarneri, dirigente sindacale e presidente provinciale dell’Inps.

Alla cerimonia hanno partecipato in tantissimi: molti rappresentanti del Consiglio comunale, del mondo della cultura, dell’imprenditoria, dell’economia, della politica e del volontariato, tutti a rendere omaggio a figure esemplari per la città. Ma c’erano soprattutto i familiari e gli amici dei defunti: tra loro, i congiunti e i conoscenti di Gino Corioni, Daniela Dessì e Angelo Folonari, per i quali il ricordo dei cari è ancora profondo e tangibile: erano di certo i più commossi. Una commozione amplificata dall’abbraccio della città, ma anche dal coro gospel «Golden Guys» diretto da Paola Milzani e dalle poesie recitate dall’attore Luciano Bertoli, che hanno toccato il cuore dei presenti con versi dedicati alla morte scritti da Alda Merini, Emily Dickinson, Carlo Bramanti, Edgar Allan Poe, Cesare Pavese e Marguerite Yourcenar.

«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’ altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu», recitava invece «La morte non è niente» di Henry Scott Holland.

QUEI DICIOTTO bresciani non sono stati cancellati dalla morte e ora i loro nomi sono nel Famedio: «Oggi Brescia è idealmente riunita qui, per onorare i suoi cittadini più illustri, donne e uomini di cui andare fieri e che hanno reso grande la nostra città, contribuendo alla sua crescita – ha sottolineato il sindaco, Emilio Del Bono, prima di scoprire i nomi -. Sono persone che hanno lasciato un solco profondo, non solo nel cuore di chi le ha conosciute e amate ma anche nel sentire collettivo: ricordare non è un atto di nostalgia, ma significa ripercorrere le loro storie per ispirarci, trovare nuovi stimoli e affrontare le sfide di domani».

Il Famedio, ha ricordato il primo cittadino, è stato restaurato proprio per questo: «Il valore delle opere dei nostri concittadini si amplierà nella città, con questo gesto rigeneriamo la loro testimonianza. Brescia è da sempre città di prospettive, grazie al genio dei suoi abitanti». Sebbene le biografie sembrino distanti, «esprimono un profondo senso di unità, di una Brescia innovativa e coesa», ha notato Del Bono, prima di concludere citando Pablo Picasso: «Il senso della vita è di trovare il vostro dono, lo scopo della vita è quello di regalarlo. Queste persone hanno donato tanto: grazie a nome di Brescia».

Claudio Baroni, a nome della Commissione Famedio, ha citato le Operette morali di Giacomo Leopardi per spiegare come si è arrivati alla scelta dei 18 nomi: «Ci siamo districati tra i termini “moda“ e “morte“, con la moda che è nemica della memoria, cercando di sfuggire all’ arbitrarietà delle sensazioni. Ciascuna delle persone scelte ci propone lezioni di vita e civiltà, che vanno oltre i confini della morte e della moda».

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