Il Diocesano
restituisce
sette opere

(PANNIR)
Jacopo Manessi 14.02.2018

Grandi manovre al Museo Diocesano: il centro di via Gasparo da Salò, in città, si prepara a salutare 7 opere del suo allestimento. Impacchettate e pronte a tornare nella loro dimora originaria – la Pinacoteca Tosio Martinengo –, in vista della sua imminente riapertura. «Si tratta di pale originariamente realizzate per adornare chiese e monasteri di Brescia, giunte al Museo il 10 maggio 2009, come attestano i documenti ufficiali – spiega il direttore, don Giuseppe Fusari –. All'epoca erano complessivamente 17 quelle spostate nella nostra sede, con l'obbiettivo di mantenerle visibili al pubblico nonostante la chiusura della Pinacoteca. Due di esse sono partite in anticipo per il rientro nella loro collocazione, perché attese da una serie di viaggi per l'Europa: la «Pala dei Mercanti» di Vincenzo Foppa e la «Pala Rovelli» di Moretto. Otto opere del blocco rimarranno invece visibili al Museo Diocesano, non rientrando nel nuovo percorso della Tosio Martinengo, mentre le restanti sono proprio quelle coinvolte nel trasloco». Si tratta di quattro lavori del Moretto – il luminoso «Stendardo delle Sante Croci», la «Pentecoste», originaria della chiesa di San Giuseppe, la «Natività con San Girolamo» e la «Pala dei Tre Santi» –, e di tre del Romanino, i due affreschi della «Cena in casa del Fariseo» e della «Cena in Emmaus» (dell'Abbazia di Rodengo Saiano), insieme alla pala di San Domenico «Incoronazione della Vergine». L'OPERAZIONE SI È rivelata complicata, vista le notevoli dimensioni dei quadri in questione, e ha quindi imposto la chiusura del Museo per le necessarie opere di riallestimento sino a oggi (compreso), coinvolgendo una decina di persone complessivamente, tra cui lo stesso don Giuseppe Fusari. La riapertura del Diocesano è prevista per domani, nel giorno dei festeggiamenti per i santi patroni di Brescia, Faustino e Giovita. Si chiude quindi un lungo periodo di esilio, durato quasi dieci anni: l'iniziativa dello spostamento fu messa a punto nel primo anno di mandato della giunta Paroli dall'allora assessore alla Cultura, Andrea Arcai, in collaborazione con lo stesso Museo Diocesano – all'epoca presieduto da Innocenzo Gorlani –, che accolse immediatamente la proposta con spirito favorevole. Sottolineando la possibilità, per le opere, di essere viste sotto una nuova luce in un contesto differente. NEL PICCOLO tesoretto spiccano anche la «Madonna in trono con il Bambino e santi» di Ferramola e due opere non bresciane, ma appartenenti comunque al patrimonio artistico locale, come «Cristo e l'adultera» di Polidoro da Lanciano, recupero di un noto modello tizianesco già in Sant'Afra, e «Gesù e la Veronica» del bergamasco Giovanni Cariani, tela custodita in Santa Giulia sino alla soppressione napoleonica. Un tris di lavori destinati a rimanere al Museo Diocesano, insieme alla «Pala di San Rocco», alla «Pala Luzzago» e a «Cristo che cade sotto il peso della croce» – tutte del Moretto –, oltre alla «Pietà» e alla «Pala di San Paolo», firmate Romanino. I 7 dipinti traslati saranno invece visibili al pubblico nella Pinacoteca Tosio Martinengo, in piazza Moretto 4, dal prossimo sabato 17 marzo (dalle ore 10 alle 19), giorno della riapertura ufficiale dopo l'inaugurazione riservata della sera precedente. I visitatori potranno vedere i nuovi locali e il riallestimento anche nella successiva giornata di domenica 18 marzo, con gli stessi orari. L'ultimo atto di una lunga epopea che ha attraversato quasi un decennio della storia culturale cittadina, iniziata con la chiusura del 2009 per restauro e consolidamento di palazzo Martinengo da Barco. L'intervento avrebbe dovuto concludersi nell'arco di un paio d'anni, ma si è prolungato nel tempo per mancanza di fondi, attraversando due mandati amministrativi. Solo nel febbraio 2016 l'amministrazione Del Bono è riuscita a riaprire un cantiere da 6,5 milioni di euro che restituirà alla città un pezzo importante del suo collezionismo. La lunga attesa è dunque finita. Per il pubblico e per 7 opere d'arte pronte a tornare a casa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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