I Comuni scovano i furbetti del fisco

William Geroldi 11.11.2018

La caccia ai «furbetti» del fisco passa anche dai Comuni. E con risultati non proprio irrilevanti, che potrebbero anzi spingere per una maggior diffusione della pratica della compartecipazione degli enti locali al contrasto all’evasione fiscale. Nel Bresciano già diverse amministrazioni - una settantina, anche se con risultati molto diversi - hanno aderito all’iniziativa che si manifesta in un rapporto molto stretto con l’Agenzia delle entrate, destinataria delle cosiddette «segnalazioni qualificate» girate dagli enti locali e che evidenziano situazioni sospette. LA VALUTAZIONE delle segnalazioni così come l’accertamento resta ovviamente in capo all’Agenzia, che in un primo tempo ne soppesa la fondatezza e poi decide se procedere. La differenza sta nel fatto che l’imposta evasa e recuperata finisce interamente all’ente locale, un meccanismo che è valso ad alcuni paesi un bel mucchietto di soldi. In un rapporto del ministero delle Finanze, che riepiloga i risultati dall’esordio nel 2011, Flero solo negli ultimi quattro anni ha incassato un tesoretto di 930mila euro; Ghedi 640mila, Collebeato 450mila e Pisogne 400mila. Risorse girate ogni anno ai sempre più magri bilanci comunali, con un solo vincolo: l’impiego per investimenti e non nella spesa corrente. Trattandosi infatti di proventi non certi, per ripetitività ma soprattutto per importo, impiegarli per far fronte alla spesa corrente esporrebbe il bilancio a rischi ingiustificati al venir meno. A onor del vero le amministrazioni sono da tempo attive sul versante della lotta all’evasione dei tributi, attraverso incarichi conferiti a società private, ma questo modello costituisce un salto di qualità, perchè l’asticella si alza, puntando ad una massa di redditi sottratti al fisco in più ambiti, con il settore immobiliare, terreni e edifici osservati speciali. La compartecipazione alla lotta all’evasione fiscale è figlia del decreto sul federalismo fiscale del 2011 che ha introdotto il principio strutturale del premio, con il riconoscimento al 50 per cento dell’imposta recuperata dallo Stato. Soglia elevata al 100 per cento con successivi provvedimenti presi nel pieno della crisi, a cavallo tra il 2011 e il 2012. NEL BRESCIANO, limitandosi all’anno scorso, i risultati di rilievo li hanno conseguiti ancora Flero con 190mila euro recuperati, Pisogne 138mila euro, Ghedi 107 mila. Sono diversi i settori che possono alimentare le segnalazioni qualificate da inoltrare all’Agenzia delle entrate per gli accertamenti: commercio e professioni, proprietà edilizia ed immobiliare, residenze fittizie all’estero, disponibilità di beni in rapporto alla situazione reddituale. Il Comune raccoglie gli elementi che possano far pensare a fonti di reddito sfuggite al fisco e li invia all’Agenzia delle entrate. Se le informazioni si riveleranno fondate e l’accertamento andrà a buon fine, il ricavato verrà interamente girato sul conto dell’ente locale. Che la strada per contrastare l’evasione sia quella giusta - d’accordo, non certo l’unica e nemmeno risolutiva - lo conferma l’accordo raggiunto a livello nazionale tra Agenzia delle entrate, Anci e Guardia di Finanza per aiutare le amministrazioni comunali a segnalare le situazioni sospette. L’in-put è già stato raccolto dalla Guardia di Finanza di Brescia che ha già avviato contatti con l’Associazione comuni bresciani per insegnare agli uffici comunali ad utilizzare al meglio canali già esistenti per indicazioni puntuali e precise all’Agenzia delle Entrate. Toccherà poi agli uffici condurre l’accertamento e recuperare l’evasione fiscale, da versare al 100 per cento nelle casse dei Comuni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA