Giorgio e tutte quelle domande La risposta: «Un angelo in più»

Il feretro bianco nel momento in cui viene portato nella chiesa di Sant’Afra per la cerimonia funebreLo strazio dei genitori del piccolo Giorgio SERVIZIO FOTOLIVE
Il feretro bianco nel momento in cui viene portato nella chiesa di Sant’Afra per la cerimonia funebreLo strazio dei genitori del piccolo Giorgio SERVIZIO FOTOLIVE
Mario Pari 22.04.2018

C’erano le mamme con i bimbi che entravano in chiesa tenendoli per mano. Bimbi piccoli, che non arrivavano al metro. Come lui. E c’era una madre con i fiori bianchi in mano straziata dal dolore e con la forza solo d’appoggiare il capo al marito. QUELLO DI IERI, nella chiesa di Sant’Afra è stato il momento del dolore, immenso, per la scomparsa del piccolo Giorgio Trombadore. Nient’altro, solo lacrime e silenzio. E domande interiori, mormorate, soffocate dal dramma in una ricerca di risposte per andare avanti sulla strada tracciata dal destino. E che, ai funerali di Giorgio, il bimbo morto tre giorni fa nell’incidente d’auto accaduto per una retromarcia della madre che non ha lasciato scampo, gli interrogativi sull’esistenza fossero tanti, l’ha fatto capire chiaramente don Giorgio Rosina, il sacerdote che ha celebrato i funerali e quindi chiamato al durissimo compito di lasciare a chi ha Giorgio nel cuore, un appiglio, qualcosa a cui avvinghiarsi, per andare avanti. Domande, domande e ancora domande, le «mille domande che stanno urlando dentro il cuore di ciascuno di noi» ha detto nell’omelia. Così «Oggi nessuno si può permettere di dare risposte, oggi è il giorno delle lacrime e delle domande, però, forse, un giorno, questa tragedia che ci ha ammutoliti, potrà parlare alle nostre vite, questo buio che avvolge i nostri cuori potrà far passare un filo di luce». E, ha proseguito: «Se questo avverrà sarà solo ad opera del Vangelo e dell’incontro con Gesù». Nella chiesa gremita in tanti hanno portato il loro dolore e il loro affetto alla famiglia del bimbo. Don Giorgio Rosina ha invocato «in dono» la sua «vicinanza e protezione» chiedendo al «piccolo angioletto Giorgio» di vegliare «sempre su di noi, sulla mamma e sul papà, sul fratellone. Proteggi la tua famiglia, i tuoi amici, tutti noi che siamo tristi e in lacrime, ma che nel cuore abbiamo la certezza di avere un angelo in più in cielo». POI, CIÒ CHE RIMARRÀ di questa cerimonia funebre potrà essere l’unica candela accesa all’ingresso della chiesa, sulla sinistra. Come qualcosa, nella sua solitudine e nella sua forza, a cui aggrapparsi per cercare di ripartire. O un padre che tiene in mano la foto del figlio. O ancora gli abbracci forti dei colleghi, dei parenti, degli amici e compagni di scuola, a chi è stato travolto da tanto strazio. Nella mente e nel cuore rimangono gli occhi del piccolo Giorno, in quella foto, che tutti hanno visto in questi giorni, con il cappello di paglia, tra stupore e fame di vita. Il corteo funebre, dopo la cerimonia si è mosso verso Castenedolo, dove Giorgio Trombadore è stato sepolto. In una giornata di primavera, due giorni dopo che la primavera di una vita se n’era andata per farsi «un angelo in più» . • © RIPRODUZIONE RISERVATA