Furbetta del badge licenziata per giusta causa dall’Ateneo

La dipendente dell’università è stata incastrata dai passaggi sfalsati dei badge La facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Brescia
La dipendente dell’università è stata incastrata dai passaggi sfalsati dei badge La facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Brescia
Giuseppe Spatola 17.01.2019

Aspettando i tornelli in grado di leggere le impronte digitali, che per volere del Governo arriveranno negli uffici pubblici entro il 2019, l’Università di Brescia ha dichiarato guerra ai «furbetti del cartellino». Così, dopo aver aperto un procedimento disciplinare contro una dipendente di categoria C lo scorso settembre, martedì il rettore Maurizio Tira ha notificato il licenziamento per giusta causa. Secondo quanto potuto ricostruire dalle commissioni disciplinari, la dipendente di fatto dichiarava il falso sulle presenze in ufficio, risultando assente mentre il suo profilo «StartWeb» (registro telematico dell’Ateneo) la dava alla sua scrivania. L’esempio riportato dalla commissione è palese. «Dal sopralluogo - hanno scritto nel verbale di contestazione - è emerso che la dipendente si trovasse in pausa pranzo al ristorante Monet, in via San Bartolomeo, alle 12.45, senza aver timbrato l’uscita né la successiva entrata. In parallelo, però, è stata svolta una ulteriore verifica a campione su tutto il mese di luglio. Sono state estratte le registrazioni elettroniche in entrata della dottoressa al passaggio alla sbarra del parcheggio universitario interrato dell’edificio polifunzionale di Medicina (sua sede di servizio, ndr)».

A QUEL PUNTO il report è stato messo a confronto con quello delle rilevazioni elettroniche della presenza della dipendente in ufficio, effettuate mediante il badge. «È emerso - hanno proseguito in commissione - che la dipendente, in maniera sistematica, entrasse nel parcheggio della propria sede senza che vi fossero precedenti timbrature in uscita dalla stessa sede. Anzi, pressoché contemporaneamente, timbrava l’uscita (anziché l’entrata) seguita da un’entrata timbrata sistematicamente mezz’ora dopo». Da qui il procedimento disciplinare che ha portato al primo licenziamento di un dipendente della pubblica amministrazione a Brescia. Un caso limite che si è concluso con l’allontanamento e la perdita del lavoro malgrado la stessa licenziata abbia cercato di giustificare il suo comportamento con «problemi di salute ed esaurimento». «Negli ultimi mesi - ha spiegato a sua discolpa la dipendente - ho seri problemi di salute, dovuti a varie patologie in corso documentabili che hanno provato il corpo e la mente, con picchi di esaurimento che mi hanno portato ad aver agito in maniera superficiale». Giustificazione che non ha convinto il rettore e la commissione della bontà delle intenzioni della «furbetta del cartellino». Così il licenziamento si è concretizzato lo scorso martedì dopo due mesi di istruttoria e studio del caso. I licenziamenti per assenteismo in Italia stanno aumentando: furono appena 3 nel 2016, 34 nel 2017, sono arrivati a 54 quest’anno, di cui 11 solo in Sardegna (con 18 dipendenti civili dell’ex Artiglieria, su 31 in organigramma, indagati a Nuoro per assenteismo). Nella classifica delle «maglie nere» del 2018 seguono, poi, Lazio e Sicilia con 8 licenziamenti a testa, quindi la Campania con sette. E, come per il caso di Brescia, si nota l’escalation anche per quanto riguarda i procedimenti avviati: 15 nel 2016, 90 nel 2017 e 139 lo scorso anno. Frutto in prevalenza dei controlli a tappeto svolti negli ultimi mesi dalla Guardia di Finanza su input del ministro della Pubblica Amministrazione. In questo caso, però, la segnalazione è partita dall’interno dell’Ateneo ed è stata controllata dai dirigenti del personale che hanno raccolto la segnalazione proteggendo con l’anonimato la fonte.

Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it